Voleva anche una normativa ad hoc dopo che a seguito di un blitz delle forze dell'ordine, una misura cautelare a suo carico, il provento della sua attività aveva subito una grossa e inaccettabile riduzione. Leopoldo Del Prete, lo ha scritto il giudice nel firmare i 27 arresti effettuati l'altra mattina all'alba da Carabinieri Forestali, Guardia di Finanza e Polizia locale tra le province di Roma e Latina, gestiva la sua attività in modo familiare e verticistico.

Lui è l'amministratore unico, ma vi operano anche la moglie e i due figli. Una ditta «di fatto aperta a qualsiasi soggetto che voglia conferire rifiuti, in particolare metallici o comunque con valore economico». Il rinvenimento di uno di questi conferitori a fine 2018 con materiale che non poteva essere smaltito in ditta, l'inchiesta che ha travolto l'imprenditore legata al conferimento di rifiuti proveniente da Roma spesso frutto di furti all'interno di altre aziende che trattano materiali anche pericolosi, ha rappresentato un grosso danno per gli affari della famiglia. Addirittura si sono trovati a dire ai tanti soggetti pronti a portare i propri rifiuti, di dover seguire le regole. Da un giorno all'altro.

Tanto da scatenare quanto meno la sorpresa di chi al telefono chiedeva di potersi recare in via Grotte di Nottola per lasciare metalli e materiali. A volte anche suscitando reazioni stizzite. Che le strutture sia tecnico/amministrative che finanziarie della Centro Rottami Srl siano «utilizzate per la gestione di ingenti quantitativi di rifiuti illecitamente conferiti», per gli inquirenti emergerebbe palesemente dagli atti di indagine.