L'ultimo ricordo nitido è lo scooter e il tragitto per andare al lavoro. Un viaggio quotidiano, il solito. Era un sabato: era il 29 febbraio. Il sabato prima che succedesse tutto, l'ultimo di una vita normale, prima del lockdown, dei morti in Lombardia, in Italia e nel mondo. Sono trascorsi quasi tre mesi. I giorni si sono compressi ed è come se si fossero schiacciati. Sembrava ieri, era un'altra epoca, c'era un altro mondo. Il paziente 1 di Latina si è svegliato e ha iniziato a parlare, la ripresa procede, i riscontri sono incoraggianti. E' una bellissima notizia che ha riempito di gioia il cuore della moglie, dei figli e di tutte le persone che gli vogliono bene.

«Che giorno è?», ha chiesto al telefono appena ha riaperto gli occhi alla moglie e poi: «Dove sono e in che zona è a Roma questo ospedale?». L'uomo di Borgo Podgora che è uscito dalla terapia intensiva sta rispondendo bene a questo percorso clinico, è come se si fosse svegliato da un sonno lunghissimo. L'ultimo flash è il viaggio per andare al lavoro, poi più niente, un black out. Era un giorno che sembrava normale quando la situazione, nel giro di poche ore, è precipitata: febbre, debolezza, la moglie chiama il 118 e il 56enne, che ha sempre goduto di ottima salute, sale su un'ambulanza per andare al Goretti e poi allo Spallanzani. Da quel giorno non lo hanno più visto a casa.