Ricostruire nel dettaglio i 30 secondi trascorsi tra il decollo e il tragico schianto e analizzare quel che resta dell'aereo per provare a capire cosa sia andato storto.
È questo l'obiettivo che, dalle prime ore successive alla tragedia di domenica mattina, stanno perseguendo i carabinieri della Compagnia di Anzio, coordinati dal capitano Giulio Pisani.
Infatti, le due inchieste aperte dalla Procura della Repubblica di Velletri e dall'Agenzia nazionale per la Sicurezza del volo sono volte proprio a far luce sul terribile schianto che è costato la vita ai due giovani nuotatori Gioele Rossetti e Fabio Lombini, rimasti carbonizzati all'interno dell'ultraleggero Tecman P92S pilotato da Gioele.

Fasi da ricostruire
Come accennato, i carabinieri stanno tentando di ricostruire ogni attimo trascorso dalla partenza dell'ultraleggero, avvenuta dalla pista del campo volo di via delle Grugnole, fino allo schianto nelle campagne comprese tra Nettuno e Latina, accanto al laghetto di pesca sportiva dell'Acciarella. La speranza, ora, è che fra le lamiere incendiate ci sia traccia del radar gps del velivolo e che magari il dispositivo possa ancora rivelare qualcosa sulla posizione seguita. In alternativa, però, non ci si potrà avvalere della scatola nera: gli ultraleggeri come quello di proprietà del padre di Rossetti non ne sono dotati. In aggiunta ai rilievi tecnici, sono fondamentali le testimonianze di chi in qualche modo ha assistito al tragico volo: ci sono le parole dell'uomo che ha chiamato i soccorsi, il quale ha avvertito dei piccoli scoppietti del motore dell'ultraleggero prima del suo spegnimento, e quelle dell'altro testimone oculare, che ha visto il Tecman impattare al suolo per poi incendiarsi e non lasciare scampo al 23enne romano (Rossetti) e al 22enne romagnolo (Lombini).