A distanza di un mese dall'avvio dei primi test anti Covid nei laboratori di Latina, emerge un quadro generale fatto di luci e ombre. La buona notizia è certamente la bassa percentuale di pazienti risultati positivi, e che quindi hanno sviluppato gli anticorpi al virus poiché vi sono entrati in contatto. Tuttavia, in una città di oltre centomila abitanti soltanto poche centinaia di persone si sono sottoposte al test, rendendo impossibile riuscire a ricostruire una panoramica affidabile ed esaustiva sulla circolazione del virus nell'area territoriale.

D'altra parte è questo lo scenario che si rileva analizzando i dati forniti dagli stessi laboratori privati della città. Il centro Geas ad esempio, a fronte di oltre 300 test effettuati ha riscontrato meno di 10 casi positivi, ossia circa il 3% dei pazienti, mentre nei laboratori del Gruppo Redi Medica, con una media di 25 test eseguiti al giorno, è stata rilevata una positività non superiore al 3%. Simili sono anche i numeri del laboratorio Ecomed, che ha riscontrato solo 5 positività sui 70 test eseguiti. Lo stesso accade nei laboratori del centro Marie e Pierre Curie, con 2 pazienti positivi su 100 analizzati, e nei Laboratori Vita, con 9 positivi su un totale di 100 test.

Appare evidente che per poter disporre di un quadro generale dettagliato sulla presenza del virus nella città di Latina sarebbe necessario avere un campione più esteso di persone, eppure sembra che le richieste e le prenotazioni per i test anti Covid siano in calo quasi ovunque. «Dopo il picco iniziale, l'interesse delle persone verso questi test sembra essere calato - ci dice il titolare di un laboratorio - Adesso che il virus è in remissione la gente sembra meno preoccupata, e lo si vede anche solo camminando in strada». La stessa chiave di lettura viene utilizzata anche dagli altri operatori del settore della diagnostica privata.

«Il calo è stato evidente dopo i primi giorni - raccontano da un altro centro di analisi della città - Le persone non hanno più paura e anzi hanno il timore che risultando positivi al test dovranno affrontare una nuova quarantena. Quando infatti il test sierologico riscontra la presenza di anticorpi nel paziente, questo sarà obbligato ad avvisare il medico curante, a sottoporsi al tampone e a rimanere in quarantena fino all'arrivo dell'esito. E crediamo che questa spiacevole eventualità sia uno dei fattori che spinge le persone a non sottoporsi al test sierologico».