La parola che usa il commissario dell'ordine degli avvocati Giacomo Mignano è tanto forte quanto diretta: «Questa è una disfatta».
Ieri mattina come era prevedibile nell'ufficio del giudice di pace in viale Le Corbusier, la situazione è diventata esplosiva. Code, caldo, contatti ravvicinati. Un caos e non sembrava di essere in un ufficio giudiziario. Le reazioni di molti professionisti sono state durissime.

Nella sezione civile si dovevano svolgere un centinaio di udienze e ripercussioni pesanti hanno riguardato tutti: avvocati e parti.
Il rischio di assembramento si è concretizzato in una manciata di minuti, con un drappello di professionisti sempre più vicini, quasi attaccati e una fila che terminava quasi a un soffio dalla toilette. Tutto questo accompagnato dal caldo.

Il decoro è stato messo da una parte, tra chi sudava abbondantemente e chi invece per entrare doveva spostare una piccola tendina di plastica. La situazione era questa e per molti avvocati ha rappresentato un danno anche di immagine. Il commissario che ieri mattina dopo che è stato chiamato da diversi colleghi e si è presentato nell'ufficio del giudice di pace è un fiume in piena. «Gli avvocati sono come i servi della gleba, 150 cause in un budello, la fila che finisce dentro i bagni, ma se una persona si sentiva male cosa sarebbe accaduto? Non è possibile. Questa è una disfatta», ribadisce. Mignano è intervenuto e ha chiesto ai magistrati prima di tutto di sfoltire le cause. La situazione era imbarazzante. E' durissima la nota inviata poche ore dopo alla presidenza del Tribunale in piazza Bruno Buozzi.
«La ripresa è avvenuta nel più assoluto disordine, in assenza dei più elementari accorgimenti atti a garantire il distanziamento sociale e il formarsi di assembramenti. E'impossibile celebrare negli angusti locali del presidio oltre 150 controversie in una mattinata senza creare fenomeni di calca. Sia gli avvocati che gli altri soggetti interessati - è riportato nella nota -sono stati costretti ad attendere, in alcuni casi anche due ore non solo nei corridoi delle scale ma anche in bagno: una circostanza gravissima che lede la dignità della giustizia e il decoro umano». Nella nota il commissario dell'Ordine sottolinea le modalità di accesso nella cancelleria. «Degne più di un suk che di un palazzo di giustizia quale dovrebbe essere l'edificio che ospita il giudice di pace». Nella nota il commissario chiede un incontro urgente.