E' una relazione molto improntata sul livello economico della permeabilità del territorio alle mafie quella appena pubblicata dalla Dia in atti del Parlamento. Ripercorre tutta la mappa delle diverse organizzazioni che operano in provincia, alcune molto conosciute da anni, altre meno nella veste di associazioni, come quella dei Di Silvio, che entrano nella relazione a seguito della sentenza emessa dal gup di Roma si Alba Pontina. Di nuovo ci sono i timori legati al post Covid circa la possibile penetrazione dei clan dentro commesse pubbliche nonché sui prestiti e sul rientro dei capitali portati all'estero dalle stesse organizzazioni negli anni passati


«Il capoluogo e la provincia di Latina - si legge nel documento della Dia pubblicato in queste ore - si caratterizzano per la compresenza di vari tipi di organizzazioni criminali. Proiezioni di quelle mafiose tradizionali (camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra) convivono e fanno affari con quelle autoctone, anche queste ultime tese a perseguire i propri interessi con modalità mafiose. Il Sud Pontino si caratterizza, infatti, per la presenza di personaggi legati a vari gruppi criminali: Bellocco, Tripodo, Alvaro, laRosa-Garruzzo. Sono, inoltre, nel tempo risultate operative proiezioni delle cosche reggine Acquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e i Commisso di Siderno.

Si è avuta, inoltre, conferma del fatto che le illecite attività delle famiglie Di Silvio e Casamonica devono essere ricondotte nei canoni dell'azione mafiosa». Paradossalmente secondo questa relazione la crisi economica che si era registrata nel Lazio nel secondo semestre 2019 era andata a beneficio, in quota rilevante, proprio ai clan: «Si è in presenza di un contesto fortemente appetibile per le organizzazioni criminali, che potrebbero sfruttare anche un andamento generale dell'economia laziale meno positivo rispetto alle annualità precedenti». Lo aveva confermato con un dossier la stessa Banca d'Italia a fine autunno quel dossier viene quasi integralmente riportato adesso nella relazione della Dia.

«Nell'economia del Lazio - scriveva Bankitalia - i livelli di attività hanno proseguito a crescere in misura limitata e gli investimenti sono diminuiti... nell'industria, nonostante la forte crescita delle esportazioni trainata dal settore farmaceutico, il fatturato è aumentato a un ritmo contenuto, inferiore a quello registrato lo scorso anno. Il settore delle costruzioni non ha mostrato segnali di ripresa e le imprese che operano nel comparto delle opere pubbliche hanno registrato un'ulteriore flessione della produzione».

Ma poi c'è stato il Covid e ha prodotto un'ulteriore contrazione degli investimenti, anzi un blocco totale che ora fa temere l'ingresso in grande stile di capitali illeciti sul mercato finanziario. Nella relazione trova spazio anche il fenomeno dello sfruttamento del lavoro in agricoltura che ha numeri tali da lasciar supporre il controllo, anche qui, di associazioni illegali organizzate. Tutto questo mentre si ricorda che «il territorio del basso Lazio è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici e del corrispondente insediamento dei relativi esponenti, ma anche di cosche di ‘ndrangheta»