Il rischio radioattivo non verrà scongiurato dallo smantellamento che sta per partire. La questione legata alla centrale nucleare di Borgo Sabotino torna all'attenzione dell'opinione pubblica grazie a un intervento dell'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo che pone l'accento sulla grafite radioattiva che rimarrà nel capoluogo: «Un'altra pesante servitù per i prossimi decenni ai danni del territorio».

Per Zaccheo sarebbe passato sotto il silenzio generale della politica e delle istituzioni locali quanto deciso lo scorso fine maggio a livello nazionale e che, ai suoi occhi, avrà certamente ricadute sul nostro comune. L'ispettorato sulla sicurezza nucleare Isin ha infatti espresso parere positivo al progetto presentato dalla Sogin, la spa pubblica che gestisce l'eredità atomica, e di conseguenza il ministero dello Sviluppo economico ha emanato il decreto che autorizza i lavori di disattivazione dell'impianto. «Con una spesa di 270 milioni di euro, in sette anni sarà smantellata la più vecchia centrale nucleare italiana, quella di Borgo Sabotino a Latina - spiega Zaccheo -. Un processo in cui non mi pare sia stato coinvolto in alcun modo il Comune di Latina che già in questi ultimi mesi ha visto la nostra città costretta ad attendere chissà quanto prima di poter accedere al totale del ristoro nucleare, a differenza di altri Comuni limitrofi che saggiamente avevano aderito al ricorso dell'Ancin. Senza voler rientrare nel merito di quella vicenda che a mio parere rimane una ferita aperta per la nostra città - sottolinea l'ex primo cittadino -, oggi è importante sottolineare come sia stata autorizzata la sola "Fase Uno" dello smantellamento e dunque la grafite radioattiva rimarrà a Latina in un edificio temporaneo sul luogo dell'attuale reattore in attesa che il Governo individui il fantomatico deposito nazionale. Un'altra beffa, dunque, per la nostra città dal momento che esiste il rischio concreto che di rinvio in rinvio la permanenza della grafite radioattiva del vecchio reattore rimanga sul territorio del nostro comune per i decenni a venire. Tutto ciò senza che nessuno in questi anni si sia preoccupato di trattare con Sogin un adeguato ristoro per questa ennesima servitù che sembra profilarsi nel prossimo futuro».