Tra le valutazioni che hanno portato alla bocciatura della variante proposta dalla società Ortofrutticolapontina per la trasformazione del sito produttivo alle porte di Latina in un grande centro commerciale, sono emersi alcuni aspetti che assumono una valenza penale: il proprietario e due progettisti risultano indagati per falso perché avrebbero dichiarato l'avvio di un cantiere nel 2006 per la realizzazione di un nuovo capannone accanto a quelli esistenti, senza però che i lavori fossero mai realmente iniziati. Una mossa che, seguita prima da una richiesta di proroga dei termini di chiusura del cantiere e poi dalla necessità di sospensione mai accordate dal Comune, avrebbe consentito di mantenere valido il permesso a costruire e quindi assicurare una volumetria maggiore di circa 80.000 metri cubi al complesso immobiliare che sorge sulla Monti Lepini. Oltretutto nell'informativa della Polizia Locale, redatta sulla base della relazione fornita dall'Ufficio Antiabusivismo dell'ente locale, viene contestato anche l'ampliamento irregolare di un piazzale asfaltato su una parte di terreno con destinazione agricola.

I primi sospetti maturati dal Commissario ad Acta, nominato dal Tribunale Amministrativo per dirimere il contraddittorio tra il privato che continuava a chiedere l'approvazione della variante al Piano Regolatore Generale e il Comune che non forniva risposte sull'iter rimasto a lungo indefinito, hanno trovato conferma dopo un sopralluogo effettuato dall'ufficio tecnico comunale proprio con gli ispettori del Nucleo di polizia giudiziaria edilizia della Polizia Locale che si occupano dell'indagine. Secondo l'Ufficio Antiabusivismo, il caso di falso sarebbe piuttosto lampante, tanto che nel frattempo, solo di recente alla luce dei riscontri, il dirigente del Servizio Politiche di Gestione e Assetto del Territorio ha dichiarato decaduto il permesso a costruire dell'ampliamento mai realizzato e tantomeno iniziato.

A mettere nei guai proprietà e progettisti non è soltanto lo stato dei luoghi, ma anche la realtà emersa con la visione delle foto satellitari scattate nel corso degli anni. L'inizio lavori, per il capannone mai sorto, risale al 21 giugno 2006, ma nel frattempo era già stato depositato un primo progetto di riconversione dell'impianto produttivo (depositato due anni prima), che nel febbraio 2009 viene seguito da una richiesta di variante: un mese dopo, la proprietà dichiara la sospensione dei lavori chiedendo la proroga di un anno del permesso a costruire prossimo alla scadenza (tre anni dopo il rilascio) perché c'è in ballo la possibilità di dover demolire tutto per realizzare il centro commerciale che in una prima fase l'amministrazione comunale vedeva di buon occhio.

Stando alle valutazioni attuali, non solo il Comune non ha mai accordato proroga e sospensione dei lavori, tanto da motivare la decadenza del titolo edificatorio, ma il cantiere di fatto non sarebbe mai stato avviato: ritiene l'ufficio tecnico che non è sufficiente installare tabella d'inizio lavori, recinzione che delimita il cantiere e tantomeno il semplice livellamento del terreno per considerare iniziata l'edificazione di un immobile, alla luce soprattutto del fatto che nell'arco dei primi tre anni, documentano le foto satellitari, non sono state eseguite opere di nessun genere. Insomma, un falso bello e buono.