«I Vigili del fuoco ci hanno comunicato che le fiamme sono state domate. Nelle prossime ore rimarrà comunque sul posto una squadra del comando provinciale per attenzionare e monitorare la situazione». L'annuncio del sindaco id Aprilia Antonio Terra arriva esattamente una settimana dopo il rogo che ha devastato il sito di stoccaggio e trattamento di rifiuti non pericolosi della Loas Italia, nell'area artigianale alle porte della città. Da sette giorni una colonna di fumo si alzava nel cielo e lo copriva, portando con sé un persistente odore di plastica bruciata che ha invaso l'aria sia di Aprilia che dei comuni limitrofi. Tanto che ad aprilia è in vigore una ordinanza che vieta nel raggio di 2 km di usare i prodotti della terra e stare all'aria aperta per tempi prolungati senza protezioni delle vie aeree che, in attesa di direttive dalla Asl, domani potrebbe essere modificata.

Ieri mattina abbiamo fatto il consueto sopralluogo e effettivamente non si vedeva più fumo alzarsi dai cumuli di rifiuti. Le squadre dei vigili del fuoco stavano continuando a inondare l'area con i cannoni ad acqua, gli escavatori continuavano a smuovere le montagne di materiale ammassato, ma non si vedevano fiamme nell'area che la Procura della Repubblica di Latina ha messo sotto sequestro in attesa di capire le cause dell'incendio, che la maggior parte delle ipotesi vogliono doloso, e soprattutto cercare di identificare i responsabili. Ma si deve anche capire se la quantità, la qualità dei rifiuti ammassati e le modalità di stoccaggio abbiano non solo favorito le fiamme, ma rappresentino un illecito.

Non sembra che all'esterno dell'azienda vi fossero massimo 1900 tonnellate di rifiuti, ma saranno le indagini a chiarire tutti questi aspetti che, qualora sfocino in reati di natura ambientale o nel campo della normativa sui rifiuti, potrebbero far entrare in campo la Direzione distrettuale antimafia di Roma che, sul titolare dell'azienda, aveva indagato e aveva ottenuto una condanna (a seguito di un patteggiamento) per il coinvolgimento nell'inchiesta sul traffico illecito e sull'interramento dei rifiuti nella cava gestita dalla famiglia Piattella in via Corta. Eppure, anche a seguito della condanna, l'azienda continuava ad operare e a farlo anche per conto del Comune di Aprilia che, per tramite della Progetto Ambiente continuava ad affidare alcuni servizi alla Loas.

Sul caso, nelle scorse ore è intervenuta anche l'associazione provinciale Isde - Associazione italiana medici per l'ambiente che si dice indignata per quanto accaduto e chiede «trasparenza e sapere al più presto quali sono con certezza le sostanze tossiche che si sono sprigionate dall'incendio... chiediamo ai rappresentanti delle Istituzioni della nostra provincia di sorvegliare e non abbassare la guardia e una volta stabilita al più presto la natura della sostanza tossica che sta rapidamente inquinando le persone e l'ambiente, porre in atto tutti gli accorgimenti utili alla salvaguardia umana e ambientale».