E' al giro di boa ed è chiusa l'inchiesta sulla frode fiscale condotta dalla Guardia di Finanza di Roma che ha portato sul registro degli indagati due pontini di 40 e 41 anni, G.R. e M.T., queste le loro iniziali ricoprivano - secondo il castello accusatorio - un ruolo preciso nell'inchiesta e in particolare hanno fatto parte di alcune società cartiere, che sono transitate e gestite anche in uno studio professionale ai Parioli a Roma.  Il meccanismo accertato che gravitava nella capitale era molto semplice: tramite delle fatture false i soldi filtravano da cartiere capeggiate da un gruppo di professionisti per rientrare in un secondo momento agli imprenditori. Una vera e propria triangolazione, grazie anche al supporto dei prelevatori.

Nell'inchiesta gli investigatori del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, hanno stabilito dei ruoli, a partire da chi ad esempio doveva reclutare il prestanome di turno, a chi aveva l'incarico di farsi consegnare i codici numerici per intervenire tramite l'home banking. Il giro economico accertato ammonta a diverse decine di milioni di euro e i fatti si sono consumati tra il 2013 e il 2016 a Roma.
Ai due pontini viene contestato l'obiettivo di condividere i profitti delle attività illecite e di non adempiere agli oneri fiscali - hanno sottolineato gli investigatori - entrambi hanno occultato e distrutto i documenti di una società dove un indagato era rappresentante di diritto.