Mancano quasi 600 aule in tutta la Regione: la partenza delle lezioni passata ai raggi x ieri in Commissione pone una serie di interrogativi sulla effettiva capacità di tutti gli istituti di riuscire a gestire l'avvio dell'anno scolastico nel rispetto di tutte le regole anti covid. In base ai dati recisi emersi ieri nella IX Commissione regionale in tutto il Lazio mancano 582 aule e per sopperire a questa lacuna in molte scuole sono stati effettuati lavori di edilizia leggera, mentre l'Ufficio regionale sta stilando un elenco di immobili confiscati alla mafia che potrebbero ospitare gli studenti e ha fatto accordi con Federalberghi, cinema e teatri per utilizzare le sale disponibili. Ci sarà necessità anche di un numero maggiore di collaboratori scolastici perché gli spazi aumenteranno per il distanziamento sociale e aumenteranno pertanto gli interventi di sanificazione e pulizie.

Con i fondi del Ministero, che ammontano complessivamente a 70 milioni di euro, sono state privilegiate nel Lazio le scuole di primo grado con il potenziamento del personale, arredi e spazi e meno quelle di secondo grado, frequentate da ragazzi più grandi che possono gestire più autonomamente l'esigenza del distanziamento e per i quali è possibile ricorrere alla didattica a distanza a rotazione per una/due volte a settimana, in rari casi anche per tre giorni. Anche sulla consegna dei banchi monoposto sono arrivate rassicurazioni dall'Ufficio scolastico regionale: in più tranche, ma tutti entro il mese di gennaio.

«La pandemia ha fatto emergere prepotentemente purtroppo tutte le criticità della scuola, dovute ad anni di tagli finanziari, che oggi paghiamo e che dobbiamo assolutamente recuperare, sfruttando l'emergenza attuale come opportunità per far tornare la scuola, unico ascensore sociale dal Dopoguerra ad oggi, al centro dell'attenzione. - dice la Presidente della Commissione Istruzione e diritto allo studio, Eleonora Mattia - A due settimane dall'inizio della scuola, la situazione appare sotto controllo e il nostro obiettivo rimane quello di garantire il diritto allo studio, alla formazione e all'apprendimento, ma anche quello di tutelare la salute delle nostre bambine e bambini e dei nostri ragazzi e ragazze, del personale docente e non docente, promuovendo sempre l'uguaglianza sociale e di genere. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alle fasce più deboli della popolazione, studiando opportunità e nuove risorse per integrare gli interventi già destinati al diritto allo studio».