La cautela è d'obbligo perché bisogna attendere i termini di legge per conoscere l'esito degli accertamenti medico legali effettuati ieri sulla salma di Erik D'Arienzo, 28 anni, trovato in fin di vita sulla Pontina la notte di domenica 30 agosto e morto dopo una settimana di ricovero in terapia intensiva. Ma i primi riscontri sembrano avere contribuito in maniera determinante a sgretolare, quasi del tutto, l'ipotesi che il ragazzo di Bella Farnia possa essere rimasto vittima di un incidente, una caduta accidentale da un motociclo come azzardato dagli amici che hanno fatto scattare i soccorsi. Gli accertamenti tecnici sembrano orientati verso la direzione opposta, ovvero capire se le fratture siano compatibili con le percosse, magari col ferimento provocato da un'arma impropria o un oggetto contundente.

L'esame sul cadavere è stato effettuato dal medico legale incaricato dal sostituto procuratore Claudio De Lazzaro, la dottoressa Maria Cristina Setacci che ha novanta giorni di tempo per depositare la perizia, ma con lei era presente anche il consulente di parte, la dottoressa Daniela Lucidi, nominata dalla famiglia di Erik D'Arienzo, assistita dall'avvocato Giancarlo Vitelli. Come emerso anche dal quadro clinico prospettato al momento del ricovero in ospedale, ormai più di una settimana fa, lesioni e fratture costate la vita al giovane sono concentrate sulla testa e sul volto. Sul resto del corpo non ci sono evidenti segni di una caduta, men che meno sugli arti inferiori.

Proprio come diagnosticato, attraverso la Tac di rito, dai medici del Santa Maria Goretti che hanno fatto il possibile per cercare di salvare la vita di Erik D'Arienzo, l'autopsia non avrebbe fatto altro che evidenziare la scarsa compatibilità delle lesioni con la caduta da un maxi scooter. La vittima aveva una ferita lacero contusa del cuoio capelluto e la frattura della teca cranica nella parte destra della testa, mentre frattura scomposta e complessa del seno mascellare e dell'orbita oculare sono riscontrabili nella parte sinistra del volto. Unica traccia significativa sul resto del corpo, una ferita sull'avambraccio sinistro.