Un capitolo a parte dell'inchiesta Dirty Glass, com'è giusto che sia, lo meritano i reati finanziari, etichettati sotto la voce "Trasferimento fraudolento di valori" che di per sé descrive perfettamente la missione dell'imprenditore Luciano Iannotta, reati dei quali è accusato insieme al fidato Luigi De Gregoris. «Dalle intercettazioni telefoniche è emerso inequivocabilmente come Iannotta sia il reale ed effettivo titolare di numerose società nonostante ciò non risulti formalmente» annotano gli inquirenti all'inizio del paragrafo facendo riferimento alla vorticosa rete composta da 31 imprese, quattro delle quali con sede nel Regno Unito.

Non sono solo le indagini a comprovare il sistema illecito dell'imprenditore sonninese, ma è lui stesso ad ammettere tutto, parlando al telefono come nelle auto piene di microspie, senza sapere di essere intercettato dalla Procura. In una conversazione telefonica lo stesso Iannotta, è la metà di dicembre del 2017, si lamenta di essere oberato di lavoro per la chiusura di 31 diversi bilanci, sebbene per la Camera di commercio ricopra cariche e sia in possesso di partecipazioni per sole 11 di quelle società. Al telefono con uno dei referenti londinesi che lo assistono nella gestione delle società Ltd, proprio Luciano Iannotta mette in chiaro: «Sono io l'azionista di tutto». Nello specifico spiega: «qui abbiamo il nostro prodotto... sono trentadue società tra le quali ce ne sono quattro a Londra, ehm qui in Italia il commerciale è gestita da una società per azioni, poi abbiamo un'azienda che fa appalti pubblici... abbiamo un'azienda che facciamo prefabbricati, il nostro gruppo è molto diversificato».

Del resto è Luciano Iannotta a rivelare di essere il vero imprenditore di riferimento delle società intestate ai prestanome, principalmente Luigi De Gregoris, impartendo loro gli ordini sulla gestione di società come la Akros Holding srl che ha un capitale sociale da un milione e mezzo, controllata dall'omologa londinese Akros Investment ltd, che controlla a sua volta una rete di società italiane.

Il trasferimento fraudolento di beni si configura col passaggio di capitali e beni dalle società sull'orlo del fallimento alle imprese che Iannotta controlla. Ne è l'esempio lampante ciò che succede col patrimonio aziendale della Pagliaroli Vetri srl della quale l'imprenditore sonninese ha assunto il controllo nel corso degli anni. Come lui stesso ammette in una conversazione telefonica intercettata, è riuscito a trasferire brevetti e marchi per un valore di 700.000 euro nella sua Italy Glass al costo di appena 70.000 euro. Che si tratti di un trasferimento fraudolento di beni e capitali, lo si evince dal fatto che i vecchi titolari dell'azienda, continuino a lavorare per la nuova società, facendo riferimento a Iannotta per qualsiasi iniziativa e scelta imprenditoriale.

Un'analisi dei flussi economico finanziari che introduce un altro aspetto dell'inchiesta Dirty Glass, ovvero il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita. L'universo di Luciano Iannotta infatti rivela il versamento di ingenti capitali che i suoi redditi, tantomeno quelli dei prestanome, non sono in grado di giustificare neppure in minima parte. Rivelano quindi le indagini che, nel periodo in cui l'imprenditore è stato monitorato, poteva iniettare la liquidità, attraverso le società londinesi, che gli arrivava da una famiglia napoletana attigua agli ambienti della camorra.