Le indagini sulla morte di Erik D'Arienzo proseguono così come erano iniziate quasi un mese fa, ovvero con uno scrupoloso lavoro di ricostruzione delle sue ultime ore di vita, le fasi che hanno preceduto il ritrovamento del corpo del 28enne, in fin di vita, sul bordo della Pontina all'altezza di Borgo San Donato. L'obiettivo finale resta l'identificazione delle persone che lo hanno ridotto così, ferito in maniera tanto grave da provocare il decesso dopo una settimana di ricovero, ma per farlo gli investigatori devono superare una serie di interrogativi e reticenze. Perché in attesa di conoscere l'esito dell'autopsia, gli inquirenti ipotizzano il reato di omicidio preterintenzionale attorno al presupposto che il ragazzo, quella sera del 29 agosto, sia stato brutalmente picchiato.

Proprio per chiarire una serie di dubbi sul ritrovamento del corpo di Erik D'Arienzo lungo la strada, nei pressi della rotatoria con la Migliara 47, il sostituto procuratore Claudio De Lazzaro ha ascoltato, nelle scorse settimane, una serie di persone informate sui fatti. Tra questi anche i soccorritori, ovvero i tre componenti dell'ambulanza che, nei giorni scorsi, sono stati sottoposti a un lungo interrogatorio proprio per mettere nero su bianco quello che hanno visto quando sono arrivati e quello che è successo attorno a loro mentre soccorrevano il ferito.

Probabilmente gli inquirenti stanno cercando di stabilire con esattezza chi ha trovato il corpo senza vita a bordo strada, ovvero chi c'era dei suoi amici, qual è stato il loro atteggiamento e se qualcuno di loro è sopraggiunto dopo l'intervento dei soccorritori. Del resto ciò che finora non ha convinto investigatori e inquirenti, è stata soprattutto la ricostruzione offerta dall'uomo che ha introdotto l'ipotesi dell'incidente, ovvero che il 28enne sia caduto dallo scooter dell'amico che lo accompagnava.