Non è la storia più importante tra le molte contenute negli atti dell'inchiesta «Dirty glass» ma è forse quella emblematica. Riguarda due dei dieci prestanome individuati nelle società di Luciano Iannotta, una coppia indigente di Genzano di Roma, lui classe ‘56, lei del 1981, vivono dentro un camper e non hanno nemmeno i soldi per fare la spesa alimentare ma risultano titolari fittizi di quote di capitale in 26 società. In un messaggio a Iannotta uno dei due scriverà: «Buongiorno fratello, se vengo giù mi dai qualcosa per fare la spesa, qui dentro al camper fa freddo».

Era febbraio del 2018. In un'altra conversazione la stessa persona dice a Iannotta di aver ricevuto la lettera dal Comune di Collevecchio dove ha sede una delle società in cui è prestanome e si evince che nemmeno sa della sua qualità di socio. Ad agosto del 2018 sempre il prestanome indigente viene convocato dalla Guardia di Finanza in relazione a una delle società e avverte Iannotta; dalla telefonata viene fuori una fotografia piuttosto nitida della modalità di gestione indiretta che l'imprenditore di Sonnino aveva messo in piedi per portare avanti il suo impero. La convocazione della Finanza di Terracina riguardava accertamenti sulla società «Pì e Dì» e in seguito a questo episodio Iannotta inviterà il finto socio a non rispondere più al cellulare. Di questa storia risulta essere a conoscenza anche un commercialista che al momento non risulta indagato ma che sapeva che la coppia di Genzano veniva «utilizzata» per le intestazioni fittizie di quote di società che si occupavano di tutto, dal noleggio di imbarcazioni, al commercio all'ingrosso di surgelati, alla compravendita immobiliare.

La ragazza prestanome non risulta abbia avuto alcun reddito nell'intero arco della sua vita e il compagno ha percepito 25mila euro lordi l'anno tra il 1997 e il 2016, assolutamente insufficienti a rilevare tutte quelle quote. Erano tutti più o meno così i prestanome, con redditi annui sotto la soglia di povertà. In un caso Iannotta si fa passare per uno di loro, il giorno in cui il socio formale verrà chiamato dal funzionario della banca con cui la società aveva rapporti commerciali. Una sostituzione di persona fatta al telefono. Iannotta dice di essere il socio che cercavano mentre quello vero, ignaro di tutto, anche della intestazione societaria, era in un'anonima officina a riparare pneumatici, ossia a svolgere il suo vero mestiere. Secondo la Dda tutte queste prove servono a «disegnare l'articolata e radicata mappa di soggetti a disposizione di Luciano Iannotta per l'intestazione fittizia di patrimoni, finalizzata a diversi scopi», incluso quello di attingere ai fondi dell'Unione Europea.