«Il sistema era ben oliato e c'era un patto corruttivo consolidato» Il pubblico ministero Giuseppe Miliano tira le somme del processo «Certificato Pazzo» per i quattro imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Quando il magistrato inquirente descrive le modalità che hanno portato gli uomini del Nas dentro uno studio medico, trasformato in una fabbrica di certificati facili per le esigenze più diverse, alla fine ha chiesto la pena più alta nei confronti di Antonio Quadrino, un medico, la mente del sistema.

Nel suo studio dove i carabinieri diretti dal comandante Felice Egidio, avevano posizionato una telecamera, accadeva di tutto. La condanna più alta richiesta è stata proprio nei confronti del camice bianco: otto anni e nei cui confronti sono contestati quasi cinquanta episodi. E poi due anni e quattro mesi per Stefania Di Biagio e il medico Antonio Di Fulvio e infine due anni e otto mesi per Massimiliano Del Vecchio. Il magistrato ha insistito che si era in presenza di un patto corruttivo e che il medico prendeva soldi non dovuti concordando le modalità con le parti.

L'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, aveva portato alla scoperta di un sistema collaudato per il rilascio di false certificazioni mediche per ottenere invalidità oppure in alcuni casi anche per il porto d'armi. Tutto questo in cambio di somme di denaro. Come l'aveva definitiva il Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza, quella scoperta a Fondi era «La punta di un iceberg».
In 40 giorni di osservazioni erano emersi ben 150 casi di certificazioni falsi e i numeri dell'inchiesta erano stati importanti: 11 arrestati meno di un anno fa, 70 indagati a piede libero, 150 persone attenzionate. Adesso a distanza di meno di un anno, l'inchiesta è ad un passo dalla sentenza di primo grado. Le udienze sono state calendarizzate e si riprende il prossimo 5 ottobre.