Esiste un tassello opaco nell'ampia documentazione che supporta l'inchiesta Dirty glass ed è uno di quei dettagli su cui potrebbero essere determinanti le famose (ormai) integrazioni che ha voluto fare Natan Altomare, ossia uno dei principali indagati rimasto finora agli arresti domiciliari.


Il tassello mancante riguarda il destino di ben seicentomila euro in contanti spariti nel nulla, consegnati da Luciano Iannotta ad un sedicente «mediatore» che si era detto in grado di fargli vincere, con quella mazzetta, un appalto da 20 milioni di euro che poteva lievitare a 50 milioni. Questo stravagante «veicolatore» di corruzione non ha un volto, solo un nome, Stefano Ricci, che però non è il suo vero nome. Sta di fatto che il 10 maggio 2018 è lui, Ricci, l'uomo che materialmente prende i soldi che Luciano Iannotta porta a Roma, in un androne della Corte dei Conti (questa sì autentica). Con Iannotta quel giorno c'erano Natan Altomare e tre uomini di scorta, uno dei quali era armato, Luigi De Gregoris, titolare di licenza di porto d'armi. Una simile spedizione doveva evitare che qualcuno li derubasse. In realtà alla fine saranno truffati perché il famoso Stefano Ricci si farà consegnare le tre buste contenenti le banconote per un totale di 600mila ero sostenendo che avrebbe dovute farle vedere ad un altro collaboratore, un funzionario che avrebbe agevolato la corruzione. Ma l'incontro, formalmente, saltò e Ricci restituì il denaro a Iannotta con tre buste che sembravano uguali alle tre ricevute, in realtà erano diverse e il denaro vero nel frattempo era stato sostituito con contanti contraffatti. Cosa di cui Iannotta si accorgerà molte ore dopo, quando a sua volta restituirà il denaro a coloro che glielo avevano prestato in forma di riciclaggio, i Festa (coindagati).


Questa storia è stata più volte snocciolata dal giorno degli arresti ma c'è un passaggio rimasto oscuro, ossia come ci finisce Luciano Iannotta in questa maxi presa in giro, beffato con un metodo certamente studiato. Chi propose all'imprenditore di Sonnino l'affare della corruzione per avere il maxi appalto? Lo fece Natan Altomare, il quale a sua volta fu allettato dalla proposta che gli fece un suo amico di Frosinone. L'appalto era per la fornitura alla Regione Lazio di cassonetti per i rifiuti e nei fatti non è mai esistito sull'albo dell'ente. Iannotta però si fidò di documenti che gli aveva fornito un rappresentante di commercio di Roma, il quale aveva proposto la corruzione prima all'imprenditore ciociaro e poi a lui per il tramite di Altomare. Di più: lo stesso rappresentante, dice a Iannotta di conoscere un dipendente della Regione in grado di fargli vincere l'appalto e ne fa anche il nome (che corrisponde al familiare di un assessore regionale, ignaro e non indagato).


Fu davvero un caso la proposta della corruzione proprio a Iannotta o qualcuno sapeva che era un imprenditore spregiudicato in grado di riciclare sull'unghia seicentomila euro? E, soprattutto, che fine ha fatto il seducente Stefano Ricci? All'anagrafe, ovviamente, non esiste. Grazie alla collaborazione illecita del colonnello Alessandro Sessa, del luogotenente Michele Carfora Lettieri si riuscì ad accedere ad informazioni su Ricci; Iannotta il giorno della consegna del denaro aveva preso la targa dell'auto dell'uomo, gli ufficiali infedeli tramite ricerca sullo Sdi risalirono ad un controllo dell'auto ad un posto di blocco delle forze dell'ordine e l'uomo alla guida risultava essere Stefano T. (un altro cognome). Nei giorni immediatamente successivi alla truffa sui soldi alcuni appartenenti all'Aisi e al Dis (i servizi segreti) hanno cercato il nominativo "Stefano Ricci" e lo stesso è accaduto dal ced della Polizia di Stato. Ma Stefano Ricci non esisteva. Un aiuto concreto all'indagine «privata» di Iannotta arrivò dal carabiniere Carfora Lettieri che tracciò il tabulato telefonico di Fabio Zambelli, il funzionario della Corte dei Conti che aveva messo «a disposizione gli uffici» per la consegna del denaro. Zambelli dunque conosceva Stefano Ricci e infatti sul suo telefono c'erano chiamate da un'utenza cui il maresciallo Lettieri riesce a risalire. Ma invano, poiché la scheda sim era intestata ad uno straniero, un illustre sconosciuto. Il raggiro perfetto. Orchestrato da chi? Stefano Ricci, anzi Stefano T. è sparito nel nulla ma è parte dell'organizzazione che prima avrebbe avvicinato l'imprenditore ciociaro e poi Altomare il quale è stato l'ultimo tassello prima di arrivare a Iannotta. In realtà ad un certo punto del brutto tranello in cui era caduto Iannotta ci fu qualche sospetto su Natan Altomare, il quale proprio per fugare ogni dubbio partecipò al sequestro di persona del funzionario della Corte dei Conti e del rappresentante di commercio che avevano proposto il pagamento della tangente. Secondo quanto scrive la Procura Altomare fu presente a quel brutto episodio «al fine di chiarire agli occhi di Luciano Iannotta la sua totale estraneità alla frode».