Titolari di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, pizzerie e pub, ma anche di palestre, piscine e scuole di danza si sono ritrovati in piazza del Popolo per manifestare contro le nuove disposizioni governative. 
Erano in tanti ieri pomeriggio, sicuramente molti più di mille prima delle sei, forse circa millecinquecento, ad un certo punto intorno alle sei e mezza i manifestanti sono diventati almeno duemila. 


Per fortuna non è successo nulla, è bene sottolinearlo. Non ci sono stati scontri, le forze dell'ordine hanno dovuto soltanto svolgere il loro compito di controllo della situazione. Ma una manifestazione che aveva come base uno svolgimento apolitico e apartitico ha preso un'altra strada che ha inficiato il vero significato della manifestazione stessa. «La politica non doveva essere messa in evidenza oggi - ha sottolineato Massimo Ceccarini, presidente de "L'Isola che non c'è", l'associazione che comprende il 90% dei locali della via dei Pub - gli insulti al sindaco non li condividiamo assolutamente perché noi volevamo un incontro con lui. Noi abbiamo dei problemi importanti da risolvere».

Ad un certo punto una parte dei titolari di bar, ristoranti e pizzerie ha anche pensato di distaccarsi dalla massa e allontanarsi verso piazza della Libertà per ripristinare, sotto la Prefettura, una manifestazione consona ai loro obiettivi. Neanche il tempo di riflettere su cosa fare che il sindaco Damiano Coletta è sceso dal palazzo Comunale dopo aver ascoltato i numerosi insulti a lui diretti. «Lasciatelo parlare», si è sentito forte il desiderio di chi era lì per rivendicare le proprie ragioni. «Io e gli altri sindaci del Paese abbiamo chiesto di prendere provvedimenti immediati di risarcimento per tutte le categoria colpite - ha detto Coletta - Lo stesso presidente dell'Anci e primo cittadino di Bari, Antonio De Caro, ha diramato un comunicato. Io stesso con una diretta Facebook ho preteso che le categorie colpite vengano aiutate nella maniera dovuta».

Poi altri insulti e Coletta decide di lasciare la piazza. Sotto al palazzo comunale, tra i manifestanti, ormai il clima è tutt'altro che disteso. C'è una divisione netta. Al punto che alcuni ristoratori chiedono e ottengono un ulteriore chiarimento al sindaco, in forma privata, nel giardino comunale. A grandi linee il sindaco non ha aggiunto granché a quanto detto in precedenza anche se gli esercenti non si sono sentiti rispondere quello che avrebbero voluto alla domanda: «Ma lei è d'accordo col decreto governativo?». Loro, invece di un semplice «Non proprio», avrebbero voluto sentirsi dire «Io sono con voi e vi aiuterò nella vostra battaglia». Una battaglia che per adesso li vede impotenti in attesa del 24 novembre, giorno in cui scadrà il Dpcm firmato domenica notte dal Premier.

Ma gli strascichi della manifestazione hanno avuto la loro eco, come sempre accade in questi casi, anche sui social network. Gli insulti pesanti al sindaco Coletta sono stati addirittura ripresi da diverse pagine satiriche, una su tutte, la più seguita "Welcome to Favelas". E proprio su Facebook la piazza è risultata ancora molto divisa, ancora più divisa di quanto fosse ieri sera. Tanti commercianti, attraverso i propri profili, hanno sentito il bisogno di discostarsi da quanto accaduto, così come semplici cittadini che hanno sentito il bisogno di mostrare vicinanza alle categorie colpite da questo nuovo DPCM. Lo scontro a suon di commenti è stato naturalmente inevitabile. C'è rabbia per la piega che ha preso ad un certo punto la manifestazione che, nell'intento di tanti, doveva andare in un altro modo. La cosa che resta è lo sconforto di molti, anzi di tutti, che adesso vedono seriamente a rischio le loro attività messe in piedi con il sudore di una vita.