Avevano messo su una centrale di contraffazione efficientissima e molto redditizia: unendo capacità, relazioni e competenze, sei persone si erano specializzate nella gestione di richieste di finanziamento provenienti da persone le cui caratteristiche reddituali non avrebbero consentito di avere rapporti con società finanziarie per ottenere crediti.

Come spiega il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario nella sua ordinanza di custodia cautelare, «L'azione criminosa era posta in essere con due modalità sostanziali, capaci di indurre in errore l'ente finanziatore e consentirgli di erogare il prestito richiesto».
Queste due modalità consistevano nella contraffazione delle buste paga dei richiedenti il finanziamento, e nell'oscuramento della situazione patrimoniale del debitore e dei suoi dati presso la centrale rischi (Crif), l'occultamento delle eventuali insolvenze o pregressi crediti erogati.
Oltre che da un paio di «procacciatori» di clienti (Francesco Santangelo e Sergio Andrea Di Barbora), il gruppo era composto da un esperto di informatica (Marco Scarselletti), in grado di contraffare documenti e accedere ai siti delle società finanziarie per inoltrare richieste utilizzando gli indirizzi email dei richiedenti il finanziamento, e da due agenti finanziari (Marco Capoccetta e Giorgio Vidali) in servizio presso società specializzate nella concessione ed erogazione di crediti.

Nella rete dlel'organi9zzazione finivano persone che non avevano i requisiti necessari per accedere a finanziamenti, vuoi perché con redditi troppo bassi, vuoi perché segnalati alla centrale rischi come «cattivi pagatori» o addirittura insolventi.
Gli scogli da superare erano ogni volta essenzialmente due: il livello di reddito da certificare per accedere al credito e la situazione relativa ad eventuali insolvenze pregresse.

Per l'innalzamento del reddito attraverso la modifica delle buste paga entrava in gioco l'abilità dell'esperto informatico, mentre per l'oscuramento della condizione di «cattivo pagatore» il gioco di squadra era fondamentale, perché il sistema da violare è abbastanza complesso.
Le informazioni contenute nella centrale di rischio Crif, provenienti da tutte le agenzie finanziarie e dagli istituti di credito, vengono conservate secondo precise scadenze, e una volta decorsi i termini previsti l'utente ha diritto di richiedere attraverso un modulo scaricabile online la cancellazione delle informazioni che lo riguardano. La Crif ha tempo 90 giorni dal ricevimento della richiesta per provvedere alla cancellazione, ma non riesce a valutare in tempo utile la fondatezza e la legittimità dell'istanza dell'interessato, perché per farlo ha bisogno a sua volta di dati provenienti dagli istituti di credito. E così, ecorrsi 15 giorni dalla data di ricevimento dell'istanza di cancellazione, qualora non vi sia stato alcun riscontro da parte dell'ente finanziatore, la stessa Crif provvede a sospendere la visibilità del dato a tutti gli altri enti finanziatori e banche. In questo modo un «cattivo pagatore» resta tale unicamente per la società finanziaria che gli ha erogato il finanziamento, ma risulta privo di segnalazioni per chiunque altro. E così, appena riusciti ad oscurare i dati del cliente, i componenti del sodalizio provvedevano ad inoltrare la richiesta di finanziamento, consapevoli che l'istituto destinatario della richiesta non avrebbe potuto, nel breve periodo, verificare l'esistenza di iscrizioni pregiudizievoli nei confronti dei richiedenti i prestiti. E per accelerare i tempi dell'accoglimento della richiesta, avevano già provveduto confezionare un profilo di maggiore solvibilità del richiedente, gonfiando le buste paga allegate alla richiesta inoltrata online.

Insomma, una vera e propria centrale di restyling delle reali condizioni di vita, economiche e sociali dei clienti, che se avessero avuto contatti diretti con gli istituti di credito, non avrebbero avuto possibilità di accedere ad alcun finanziamento.
Ma non era una centrale di benefattori al servizio di indigenti e persone in difficoltà, perché il sodalizio si remunerava trattenendo una quota percentuale dei finanziamenti erogati, talvolta variabile se il cliente era un amico, o amico di un amico.