L'Ordine degli avvocati di Latina non andava sciolto e non doveva essere commissariato. Il provvedimento del Ministero della Giustizia emesso dopo le dimissioni in blocco di un anno fa è nullo. L'effetto della pronuncia è a catena.
Il Tar di Latina accoglie il ricorso presentato da Giovanni D'Erme e dall'avvocato Nino Paolantonio, in rappresentanza dei tre colleghi Umberto Giffenni, Denise Degni e Aurelio Cannatelli e apre un nuovo capitolo della lunga querelle tra toghe, nata per il nodo del doppio mandato e che ha riservato sempre colpi di scena, comprese le dimissioni qualche settimana fa di due avvocati che facevano parte del Consiglio dell'Ordine, un anno dopo l'addio del blocco riconducibile a Gianni Lauretti. «Questa è una vittoria significativa, ci abbiamo creduto sempre», osserva l'avvocato Giovanni D'Erme accanto al collega Umberto Giffenni poche ore dopo la sentenza. Il responso dei magistrati di via Andrea Doria è stato netto. Alla fine il Tar ha stabilito l'inefficacia delle dimissioni presentate un anno fa nell'ottobre del 2019, in undici avevano fatto un passo indietro per il nervo scoperto degli incarichi a professionisti esterni e per una serie di sgarbi istituzionali con la presidenza. Era stata una frattura che ha avuto ripercussioni, subito dopo quel terremoto il Ministero della Giustizia aveva nominato un commissario per traghettare le toghe verso nuove elezioni. C'è un passaggio che i magistrati del Tar sottolineano quando scrivono che: «L'atto di scioglimento è affetto ab origine dal vizio della sequenza procedimentale nella proposta di scioglimento pervenuta al Ministero della Giustizia da parte del Consiglio Nazionale Forense, ma inoltrata in assenza della preventiva valutazione della peculiare situazione in essere, sì che i presupposti dello scioglimento erano ancora in attesa di verifica da parte dello stesso Consiglio Nazionale Forense per effetto del reclamo proposto dagli attuali ricorrenti e del consequenziale giudizio professionale pendente. Questo - hanno scritto i giudici - comporta l'illegittimità del provvedimento ministeriale impugnato, oltre che della proposta di scioglimento formulata dal Cnf che risultano essersi fondati su un presupposto che è stato accertato essere di fatto inesistente». Il commissariamento dunque è nullo.
«L'Ordine deve riprendere a funzionare nella sua legittima composizione e nel totale rispetto delle regole esistenti», hanno aggiunto Giffenni e D'Erme. Il Tar inoltre ha condannato il Consiglio nazionale forense al pagamento delle spese di giudizio in favore della parte ricorrente, liquidate in 8mila euro.
«Le sentenze si rispettano», è il commento del Commissario dell'Ordine degli Avvocati di Latina Giacomo Mignano che invierà gli atti proprio al Consiglio Nazionale Forense. Cosa succede adesso? E' tutto da capire. In teoria fino a qualche settimana fa dovevano entrare gli avvocati non eletti con lo slittamento della graduatoria per fare posto a undici nuovi ingressi che potrebbero essere anche tredici. C'è un punto che dovrà essere valutato e riguarda le dimissioni presentate nelle scorse settimane da due avvocati.