Non omicidio volontario ma preterintenzionale. Il Tribunale di Cassino ha derubricato il reato contestato dalla Procura ad Abdul Majid Khan, il 44enne imputato per l'uccisione di Emilio Maggiacomo, avvenuta nel marzo di quest'anno in un terreno tra Fondi e Itri di proprietà di quest'ultimo.

L'imputato è stato condannato a 7 anni di reclusione a fronte dei 9 anni e 4 mesi che aveva chiesto l'accusa contestando l'omicidio volontario. A difendere il 44enne, gli avvocati Angelo Palmieri e Maurizio Forte. Le motivazioni verranno depositate fra 90 giorni.

Nove anni e quattro mesi. Questa la pena chiesta dal pubblico ministero nei confronti di Abdul Majid Khan, il 44enne chiamato a rispondere del reato di omicidio volontario per la morte di Emilio Maggiacomo, il 69enne ucciso in un terreno di sua proprietà nel mese di marzo di quest'anno. La tragedia è avvenuta all'indomani dell'istituzione della zona rossa nel territorio di Fondi.

Ieri l'udienza davanti al giudice del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce. L'imputato, assistito dagli avvocati Angelo Palmieri e Maurizio Forte, ha deciso di essere processato con il giudizio abbreviato. Il pubblico ministero, tenendo conto della "riduzione" della pena prevista dal rito scelto e tenendo conto anche di altri elementi, ha chiesto la condanna a 9 anni e 4 mesi. Per la difesa, invece, non si tratterebbe di omicidio volontario, bensì di omicidio colposo.

La pubblica accusa e la difesa dell'imputato hanno infatti ipotizzato – sulla scorta anche di perizie - ricostruzioni differenti di quanto accaduto nel mese di marzo nelle campagne della zona di San Raffaele, al confine fra Fondi e Itri (ma territorialmente i fatto sono avvenuti in quest'ultimo Comune, tant'è vero che la competenza è del Tribunale di Cassino e non di Latina). Il 44enne a quanto pare stava attraversando la proprietà del 69enne e tra i due sarebbe scoppiata una lite. Per la Procura, ci sarebbe stata una violenta colluttazione che avrebbe poi portato al decesso di Maggiacomo. La tesi difensiva, invece, sostiene che l'anziano sia stato accidentalmente colpito dall'auto condotta dal 44enne, che si era messo al volante per allontanarsi da lì.

Fra la vittima e l'imputato, a quanto pare, non c'era nessuna conoscenza pregressa stando anche ai riscontri effettuati sui tabulati telefonici. La copia del documento d'identità trovata nelle tasche della vittima, elemento che era stato oggetto di particolare attenzione, sarebbe stata fornita dal 44enne all'anziano per farsi "identificare". Anche grazie a quel foglio le forze dell'ordine – sul caso hanno indagato i carabinieri della Tenenza e i poliziotti del commissariato di Fondi – erano arrivate in poco tempo al 44enne, fermato a qualche ora di distanza dalla tragedia.

Ora si tornerà in aula tra circa una settimana per le repliche e probabilmente già al termine di quell'udienza potrebbe arrivare la sentenza.

di: Federico Domenichelli