Non è stata sufficiente la memoria con motivi aggiunti depositata il 2 novembre scorso per ottenere l'autorizzazione a costruire del famoso palazzo di via Quarto di cui è titolare la società Costruzioni Generali srl. Il Tribunale amministrativo ha respinto la domanda di sospensione dell'ultimo diniego del Comune. L'ultimo di una lunga serie di provvedimenti che ha visto innumerevoli volte l'ente chiamato in causa dalla società, sempre per lo stesso cantiere. Questo troncone, chiuso (per ora) dai giudici amministrativi due giorni fa è iniziato con una nota dell'amministrazione del 18 maggio 2020 con l'Ufficio Edilizia Privata ha dato «la propria risposta alle Osservazioni presentate nell'ambito del procedimento dalla Costruzioni Generali e comunicato il proprio diniego all'istanza di permesso di costruire».

Si trattava di una domanda seguita ad un modifica del progetto. Come è noto via Quarto è una di quelle vicende che sono rimaste coinvolte nell'annullamento dei piani particolareggiati. La società Costruzioni Generali dell'imprenditore Massimo Riccardo aveva ottenuto la licenza edilizia sulla base di uno dei piani annullati nel 2016 ma vigente al momento dell'autorizzazione e per le cubature autorizzate. Solo dopo l'autorizzazione non solo il piano è stato considerato illegittimo ma si è appreso altresì che la perequazione era avvenuta su una particella che non era del costruttore bensì del Comune, che l'aveva assoggettata ad esproprio quasi 30 anni prima. Seguì il sequestro del cantiere, l'annullamento in autotutela dei titoli per costruire, la presentazione di un altro progetto ma soprattutto una richiesta di risarcimento dei danni subiti dalla società per oltre cinque milioni di euro.

Il Comune continua a negare il permesso a costruire poiché una volta annullato il piano particolareggiato non sussiste più la possibilità di realizzare opere private. D'altro canto la società, sulla base di una rivisitazione della domanda, insiste nel far valere il diritto acquisito. In seguito all'ultima ordinanza del Tar anche il diniego di maggio scorso resta in vigore poiché non si vede il vulnus immediato né un pregiudizio irreversibile che può derivare dal tenere fermi i lavori. A questo specifico provvedimento il Comune, rappresentato dall'avvocato Francesco Cavalcanti, ha allegato una relazione tecnica a settembre scorso con la quale giustificava il provvedimento assunto a maggio. Il Tribunale ha compensato le spese tra le parti.