Non era eutanasia. Il pubblico ministero Simona Gentile ha chiesto l'archiviazione e l'ultima parola adesso spetta al gip del Tribunale. E' la strada giudiziaria dell'inchiesta sul sospetto caso di eutanasia su cui era stata aperta un'inchiesta con l'accusa di omicidio volontario aggravato nei confronti di una donna, si tratta di un medico di 40 anni, P.P., queste le sue iniziali, residente in provincia di Latina, accusato di aver praticato una iniezione fatale al padre ricoverato in fin di vita al Santa Maria Goretti di Latina.
La convinzione che ha maturato il magistrato inquirente, a distanza di oltre sei mesi dai fatti contestati, poggia le basi sulla consegna - nelle scorse settimane - dell'elaborato peritale depositato dal medico legale Maria Cristina Setacci da cui emerge che la morte è avvenuta per cause naturali e che non vi sono responsabilità da parte della figlia del paziente.

Agli atti dell'inchiesta erano finite anche alcune testimonianze, tra cui quella di una infermiera che lavora all'ospedale Santa Maria Goretti che aveva dato l'allarme quando era avvenuta la tragedia. Durante le indagini erano state otto le persone ascoltate a sommarie informazioni dagli inquirenti per ricostruire nel dettaglio tutta la sequenza.

Il momento più importante dell'inchiesta era stato un lungo e difficile interrogatorio del medico, difeso dagli avvocati Angelo Palmieri e Giuseppe Di Domenico, che aveva ripercorso i fatti durante una deposizione durata oltre tre ore. La dottoressa aveva spiegato che il padre stava soffrendo troppo e che voleva alleviare il dolore e aveva aggiunto di aver praticato una iniezione di Buscopan: un antidolorifico.

Una circostanza confermata dai risultati dell'autopsia che ha di fatto completamente scagionato il medico. Anche i difensori di P.P., avevano nominato un medico di parte: il dottor Giuseppe Manciocchi.
La tragedia si era consumata lo scorso giugno a Latina dove il paziente era in fin di vita. La figlia che lavora in una struttura sanitaria della provincia, aveva chiesto ai colleghi di poter vedere il genitore per stargli vicino in quei momenti così terribili e subito dopo ha praticato una iniezione. Una scena che non è passata inosservata, nel reparto e più di qualcuno, ha intuito che stava accadendo qualcosa di strano e ha dato l'allarme alla polizia.
La Procura aveva aperto un fascicolo, delegando di tutti gli accertamenti la Squadra Mobile che aveva raccolto diverse testimonianze.