Saranno tutti processati. Ieri pomeriggio il giudice per l'udienza preliminare Giorgia Castriota ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti di dieci persone tra dirigenti e manager che nel corso degli anni hanno ricoperto dei ruoli di vertice di una banca.
Sul banco degli imputati, tra gli altri, il responsabile della direzione marketing, il presidente del Cda, il direttore generale, per il reato di usura bancaria. Il magistrato ha accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Claudio De Lazzaro che aveva ricostruito i fatti che vedevano come parte offesa un imprenditore, legale rappresentante di una azienda, una società per azioni poi dichiarata fallita specializzata nel settore nautico e nella produzione di interni per navi. Secondo quanto ipotizzato dalla Procura, gli imputati si sono fatti promettere e corrispondere dall'azienda somme di denaro e non hanno impedito - pur avendo l'obbligo di farlo - che fossero applicati interessi usurari per un importo di circa 250mila euro.

I fatti contestati dagli inquirenti sarebbero avvenuti a partire dal 2010 con vari versamenti su conti correnti ordinari intestati alla società. La Procura e il pm Daria Monsurrò avevano contestato agli indagati anche l'aggravante di aver commesso il fatto nell'esercizio dell'attività bancaria. Ieri il pubblico ministero Claudio De Lazzaro ha chiesto il rinvio a giudizio mentre il collegio difensivo il non luogo a procedere nei confronti degli imputati e al termine della camera di consiglio il giudice ha disposto il processo: il via all'udienza il 19 gennaio del 2022 davanti al primo collegio penale. La parte offesa è assistita dall'avvocato Giorgi. Non è il primo caso di usura bancaria: in passato, proprio due anni fa, nel marzo del 2019 il Tribunale di Latina e sempre il giudice Castriota aveva emesso una tra le prime sentenze di condanna in Italia per usura bancaria. In quel caso sempre lo stesso imprenditore che ieri figurava come parte offesa e che doveva fronteggiare la crisi del 2007 , aveva chiesto un prestito di 900mila euro ad un'altra banca e aveva acceso due conti correnti. Il responsabile dell'area crediti di una banca (non quella del procedimento di ieri), non aveva impedito la concessione del finanziamento con un tasso superiore a quello consentito.
Agli atti di quell'inchiesta era finita anche una perizia disposta dalla Procura dove era emerso che: «La banca avesse applicato al contratto di finanziamento a tranche con scadenza a sei mesi interessi usurari maggiori al tasso soglia e ha evidenziato degli sforamenti più consistenti in virtù dell'adozione di un criterio di calcolo differente rispetto a quello previsto dalle istruzioni per la rilevazione del tasso soglia della Banca d'Italia».

In quel caso - come aveva sostenuto l' accusa - la somma di denaro era stata elargita in sei tranche con un tasso di interesse che superava la soglia di attenzione per la categoria di operazioni previste in questi casi. Per questo procedimento non è stato ancora fissato l'Appello. Ieri alla lettura del dispositivo era presente la parte offesa che aveva presentato una dettagliata denuncia in Procura e dove ai magistrati aveva chiesto l'esercizio dell'azione penale.