Nessun confronto tra i due collaboratori di giustizia e Armando Lallà Di Silvio, ritenuto il promotore e il leader del sodalizio, imputato nel processo Alba pontina insieme ad altri componenti del clan, La richiesta presentata dall'avvocato Angelo Palmieri che assiste Armando Lallà, Di Silvio, per un faccia a faccia in videoconferenza, è stata respinta dal collegio penale. I giudici hanno ritenuto che non vi fossero le condizioni per procedere in questa direzione. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono una parte integrante anche di questo processo e rappresentano il perno di una buona parte dell'impianto accusatorio. Le rivelazioni di Renato Pugliese e Agostino Riccardo sono state decisive infatti per aprire piste investigative e poi rinforzare il quadro indiziario, sulla scorta anche della sentenza emessa un anno fa dal giudice del Tribunale di Roma Mara Mattioli che se da un lato aveva condannato i due pentiti, il cui iter processuale era stato diverso rispetto agli altri imputati, dall'altro lato ha ritenuto attendibili le dichiarazioni rilasciate in tempi diversi agli investigatori, tra cui alcune anche autoaccusatorie relative a dei fatti sconosciuti alle forze dell'ordine. Ieri il processo davanti al collegio penale presieduto dal giudice Gian Luca Soana, è durato 40 minuti e si è definitivamente concluso.

In aula si torna il 25 maggio per la discussione dei pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro, la parola in un secondo momento passerà alle parti civili e a seguire nel corso dell'udienza del 22 giugno sarà il turno delle arringhe dei legali degli imputati che sono oltre ad Armando Lallà Di Silvio, la moglie: Sabina De Rosa, Federico Arcieri, Angela Di Silvio, Genoveffa Di Silvio, Giulia Di Silvio, Tiziano Cesari, Francesca De Rosa. I reati contestati sono: associazione per delinquere con l'aggravante delle modalità mafiose. Gli avvocati sono: Angelo Palmieri, Oreste Palmieri, Emanuele Farelli, Luca Giudetti e Luigi Tozzi.