«La seconda dose devo farla perché voglio completare il ciclo vaccinale, ammetto però che fare la cavia non mi fa piacere». Ce lo ha detto Mara, che domenica mattina si è presentata al teatro San Francesco per ricevere il richiamo, di Pfizer, dopo che il 29 marzo le era stato somministrato l'AstraZeneca. Compirà 40 anni ad agosto, la ragazza di Latina vaccinata con la prima dose del farmaco anglo-svedese: «Mi avevano dato la possibilità di vaccinarmi perché sono insegnante e non avevo voluto farmi scappare questa occasione, così ho fatto l'AstraZeneca senza problemi, ho avuto la febbre due giorni, poi sono stata benissimo e attendevo questa seconda dose». Poiché under 60, a Mara è stato inoculato il richiamo Pfizer. «Ma voi siete sicuri che il mix di vaccini non comporti complicazioni?», ha provato a chiedere all'operatrice dell'accettazione la 40enne del capoluogo con il desiderio di sentirsi rispondere «Certo, stia tranquilla» al momento del rituale anamnetico. «Lo so, è come chiedere all'oste se il vino è buono ma volevo sentirmi dire che non avrò problemi: speriamo bene, ma sicuramente non posso dire di essere contenta per quello che è successo».

E quello che è successo ormai lo sappiamo benissimo. Venerdì scorso, dopo alcuni casi di trombosi (uno è costato la vita ad una 18enne di Genova) verificati dopo le somministrazioni dell'AstraZeneca a persone relativamente giovani, il ministero della Salute su indicazione del Cts ha vietato il farmaco di Oxford a tutti gli under 60, anche a coloro che hanno già fatto la prima dose AstraZeneca.

E come Mara nessuno era tranquillo nel piazzale del teatro San Francesco: una massa di scontenti in attesa di ricevere la seconda dose con un vaccino diverso da quello della prima. «Quale sarebbe stata la soluzione? - ci dice Anna - Potevo rifiutarmi? Sì potevo, ma avrei dovuto rinunciare all'immunità e al green pass. Io voglio andare in vacanza ed essere libera dopo tanti sacrifici e la vaccinazione completa è l'unico modo per farlo». E come lei la pensano, giustamente, tutti coloro che si sono visti cambiare il richiamo in corsa.
L'iniziale indicazione di vaccinare con AstraZeneca soltanto i giovani (eravamo a febbraio) è stata completamente ribaltata nei mesi successivi senza neanche una parola di spiegazioni o di scuse. Dopo tanto parlare si era trovata la soluzione con un nuovo e chiaro criterio, quello dell'età e della raccomandazione per gli over 60. Poi, però, qualcuno ha peccato di onnipotenza mettendo in moto la macchina degli open day. Ma che bisogno c'era di anticipare la vaccinazione dei ragazzi con un farmaco che aveva dato problemi ai giovani, e poi raccomandato per gli over 60? Ha trionfato l'ansia di accelerare le pratiche del "liberi tutti" estivo che, se la memoria non ci inganna, già l'anno scorso aveva portato male anche se per motivi diversi. E così ai giovani è stato messo a disposizione l'unico vaccino di cui esistevano scorte in dosi industriali. Di conseguenza l'AstraZeneca che molti anziani non avevano voluto, benché fosse stato loro raccomandato, ha finito per essere rifilato proprio alla categorie di persone a cui era stato sconsigliato. Con quale logica? Forse quella di non dover buttare nel secchione della spazzatura migliaia e migliaia di fiale del prodotto di Oxford. Adesso il Cts ha suggerito al Governo di cambiare in corso d'opera il vaccino agli under 60 già avviati sulla via dell'AstraZeneca, quando fino a ieri gli scienziati si dichiaravano perplessi sugli effetti di un simile mix. Mix che invece, adesso, è indicato come migliore rispetto alle due dosi dello stesso vaccino. Ci viene il dubbio che abbiano ragione le persone, con cui abbiamo parlato domenica e lunedì nel piazzale del teatro San Francesco, quando ci hanno detto «Noi ci sentiamo delle cavie».