Parla un italiano poco comprensibile declinato al napoletano stretto, però si riesce a capire la catena di insulti lanciati all'indirizzo del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Il più carino dei quali è «strunzzz». Si presenta sui social con una bandana da pirata sulla fronte, è pieno di tatuaggi, orecchini, catene, anelli, braccialoni d'argento e ogni santo giorno se la prende con chi ha stabilito la campagna vaccinale. Insomma è un no vax pure lui, Francesco Della Magna, detto Ciccio. Fino a qualche mese fa era solo uno dei tanti personaggi eclettici che girano per la provincia di Latina urlando contro le mascherine, contro i vaccini, contro il Governo, la siccità, la pioggia, la neve, il sole. Poi però un paio di fascicoli giudiziari gli hanno restituito una dimensione altra e piuttosto pericolosa. Titolare di un'agenzia di security Ciccio Della Magna se lo ricordano bene i commessi di un supermercato di Fondi, per via di ciò che accadde il giorno in cui tentarono uno sciopero per rivendicare diritti salariali. E fu un giorno di tensione e paura. Poi Ciccio ha continuato a fare il servizio sicurezza nelle discoteche della riviera, tra Terracina e Fondi, con i suoi modi decisi.

E qualche sera si è dilettato a preparare la pizza fritta mandando, nel contempo, bestemmie a Mario Draghi. Si è saputo dall'ordinanza di custodia cautelare per le estorsioni ai banchi del pesce nei mercati di Latina e Cisterna che Ciccio Della Magna era lo «spettro» evocato da due degli arrestati. Ossia Maurizio De Santis e Giuseppe Montella. I quali, secondo quanto riporta l'ordinanza firmata questa settimana dal gip Benedetta Nicotra, minacciarono un concorrente dello stesso settore e i suoi dipendenti dicendo loro «te lo faccio chiudere questo banco... tu non sai chi sono io... tu sei amico delle guardie e farai una brutta fine... ti sta cercando Ciccio Della Magna e rispondigli se ti chiama... te gonfiamo se parli». Il timore che la vittima dell'estorsione andasse a denunciare tutto era fondato perché è ciò che poi accadde per fatti che, secondo l'ordinanza, andarono avanti fino al 2019 ma che erano già in essere dall'autunno del 2016 come verbalizzato nel 2017 dai collaboratori di giustizia Agostino Riccardo e Renato Pugliese. Va detto che Francesco Della Magna non è nemmeno indagato nell'ultima operazione della squadra mobile di Latina relativa al racket del pesce. Invece lo si ritrova nell'altra inchiesta recente e sempre sulla criminalità di Latina, quella sui fratelli Travali, la ormai famosa indagine «Reset» così scomoda per la famiglia Travali da aver provocato la reazione delle nuove leve e il video contro la polizia dello scorso febbraio. In quel procedimento Francesco Della Magna è indagato, unitamente ad Angelo Travali ed Agostino Riccardo, per aver accompagnato un imprenditore agricolo di Aprilia a riscuotere un credito di 350mila euro, obbligandolo ad effettuare una transazione per 250mila e a consegnare loro la somma di 150mila euro «a titolo di presunto compenso per l'intervento effettuato, paventando altrimenti azioni ritorsive nei confronti dell'imprenditore e mostrandogli una pistola». Secondo la ricostruzione contenuta negli atti di Reset, l'azione fu possibile in modo «pulito» ossia senza denunce (alloora) in considerazione della forza intimidatrice che Angelo Travali e gli altri due potettero mettere in campo in quanto considerati nella zona appartenenti al sodalizio facente capo a Costantino Di Silvio detto Cha Cha che all'epoca dei fatti contestati, ossia tra il 2013 e il 2014, era libero e guidava un temuta consorteria con i fratelli Travali.

Oggi, invece, nel suo momento di massima esposizione e notorietà Ciccio Della Magna viene ricordato anche in ambiente politico. Per due motivi: in quanto già candidato alle elezioni comunali di Terracina e per essere amico e datore di lavoro di un candidato della lista di Forza Italia alle comunali di Latina, Marcin Berdowski, detto Marcello. Si tratta di un ultrà del Latina Calcio finito nei guai un paio di volte, una in particolare per aver lanciato alcuni rifiuti al termine della partita Latina Frosinone. L'ambiente della tifoseria nerazzura è stato sempre piuttosto caldo e molteplici atti giudiziari, tra cui quelli di Alba Pontina 1 e 2, confermano che la curva era in mano a Salvatore Travali detto Bula nello stesso periodo in cui Costantino Di Silvio detto Cha Cha e il figlio Renato Pugliese erano intronei alla società, pur non avendo alcun ruolo contrattuale specifico.