Nel lugubre piazzale di quello che doveva essere il centro direzionale di Latina, un ufficio al piano terra ospita tutte le sedi della rete riferibile alla cooperativa Karibù, da sei mesi sotto il fuoco di fila delle polemiche per via degli stipendi non pagati ai collaboratori. E allo stesso indirizzo, numero, civico, androne, c'è anche la «Lega dei braccianti», il movimento sindacale fondato nell'estate del 2020 da Aboubakar Soumahoro, oggi parlamentare e finito nel mirino perché marito di Liliane Murekatete, consigliera di amministrazione della coop Karibù. L'etichetta della sede legale, sezione di Latina, è accanto a quella della coop, nonché a quelle dei progetti di integrazione per profughi afghani e ucraini e all'Aied, il consorzio chiamato in causa dalla UilTucs insieme a Karibù per il mancato pagamento degli stipendi, con arretrati fino a 18 mensilità. Aboubakar Soumahoro non è indagato e non ha ruoli nella coop né dentro l'Aid, ma questo indirizzo comune nel centro commerciale di viale Le Corbusier è il primo tassello che unisce lo sviluppo del nuovo sindacato a quello che da tre giorni è l'oggetto di un'indagine della Procura di Latina. I filoni sono due al momento, uno riguarda il mancato pagamento degli stipendi e una proposta, riportata a margine della vertenza, fatta ad alcuni collaboratori di "usare" fatturazioni di amici commercianti per ricavare l'equivalente di uno stipendio, dunque un escamotage fiscale. Il secondo troncone è invece relativo alle condizioni di migranti minori di diciotto anni non accompagnati, i quali hanno lamentato una situazione al limite con carenze sia igieniche che alimentari. Sul caso della Karibù ci sono numerosi aspetti surreali. Il primo: da sei mesi il segretario della Uiltcs, Gianfranco Cartisano, praticamente da solo, ha cosparso la rete di comunicati, invocando attenzione per 26 lavoratori, sia italiani che stranieri, sfruttati, pagati in ritardo e sottoposti a continui rinvii da uno dei maggiori soggetti aggiudicatari di servizi di accoglienza operanti in provincia di Latina. Non c'è stato un solo comunicato di solidarietà di alcun partito. Dei 26 operatori senza stipendio, si è trovata la soluzione per quattro di loro dopo la mediazione del Prefetto Maurizio Falco. Gli altri 22 in parte hanno trattato e rateizzato davanti all'Ispettorato. Per due persone è stato riconosciuto da Karibù che erano in nero. Anche su questo non si sono registrati interventi di solidarietà, né si sono mai viste interrogazioni. Si sa invece che il Consorzio Aid ha preso parte a progetti di lotta al caporalato e per l'emersione finanziati con fondi pubblici. Anche quando, a luglio scorso, è diventata pubblica la condizione dei lavoratori sfruttati e delle convocazioni presso l'Ispettorato provinciale quei collaboratori sono stati lasciati soli, eccezion fatta per il sindacato che li rappresentava. Soltanto il legame familiare emerso tra il parlamentare di Sinistra Italiana e la consigliera del cda di Karibù ha svegliato una parte della politica, più interessata a questo rapporto che alle reali condizioni dei lavoratori, visto che esse sono note da almeno sei mesi. Lo stesso deputato finora ha detto che quanto va emergendo è solo fango. Tuttavia il dato di fatto della condivisione della sede del suo movimento con Karibù e con il Consorzio Aid è innegabile. In questo momento sono in corso le ispezioni del Ministero dell'Interno e di quello del Lavoro, che hanno, anch'essi, ignorato il problema degli stipendi fino a poche ore fa.