Il fatto
19.12.2022 - 14:23
Dopo l'omicidio di Fabrizio Moretto, dalle conversazioni intercettate tra suo fratello Andrea e il loro amico Andrea Tarozzi Trasparivano sentimenti contrastanti: se in alcuni casi mostravano di essere spaventati dalla possibilità essere i prossimi della lista nella possibile escalation di vendette pianificata secondo loro dalla famiglia D'Arienzo, in altre circostanze si dimostravano aggressivi e pronti a difendersi con le armi, o peggio determinati, specie Andrea Moretto, a vendicare la morte del familiare facendo il primo passo anziché rischiare di essere lui stesso un bersaglio. In ogni caso si sono vissuti periodi di tensione in quei mesi e, annotano gli investigatori dei Carabinieri, Tarozzi si adoperò persino per mediare con personaggi di spicco della criminalità legati a Ermanno D'Arienzo detto Topolino, proprio con l'obiettivo di fermare quella che rischiava di trasformarsi in una scia di sangue alimentata dalla sete di vendetta.
Del resto il giudice descrive così Topolino: «Ha dimostrato nel tempo di avere una spiccata capacità criminale, attestando nelle sue condotte un animo spietato e cinico, capace di commettere qualsiasi delitto, sia contro la persona che il patrimonio, così come rilevabile dalle diverse attività investigative poste in essere nei suoi confronti... Il D'Arienzo per il suo profilo criminale, divenuto dominio pubblico tra gli abitanti di Sabaudia e Latina, è particolarmente temuto dai residenti anche se in questi ultimi anni ha evitato di farsi notare in pubblico con pregiudicati del luogo. Cionostante, dopo l'omicidio del figlio, si è esposto al pubblico riallacciando i rapporti con componenti del suo calibro criminale per avere evidentemente una loro collaborazione all'individuazione del responsabile dell'omicidio del figlio da giustiziare».
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