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Il dramma

Omicidio Livoli, il papà: "Vi racconto chi era la nostra Aurora"

Parla Ferdinando, il padre della ragazza uccisa a Milano. "Era sensibile, vogliamo capire cosa è accaduto"

Omicidio Livoli, il papà: "Vi racconto chi era la nostra Aurora"

Ci sono rose e lumini e un biglietto lasciato nel cortile di via Paruta a Milano con un mazzo di fiori bianchi.  In poche righe è racchiuso tutto l’amore che si può avere per una figlia.

Ferdinando Livoli, il padre di Aurora, è tornato a Monte San Biagio insieme alla moglie Erminia e allo zio di Aurora,  l’avvocato Massimo Basile. Sono stati a Milano per il riconoscimento. E’  una procedura crudele e triste. I genitori di Aurora stanno affrontando il dolore con dignità, il padre parla della figlia, delle sue passioni che sembrano si possano leggere nei grandi occhi di Aurora: dalla danza alla lettura.  I familiari della studentessa di 19 anni hanno fiducia nella giustizia, confidano nel lavoro degli investigatori. Nelle prossime ore la salma dovrebbe essere dissequestrata per la celebrazione dei funerali.

Aurora era una ragazza curiosa e affabile, si era iscritta alla Facoltà di Scienze Chimiche a Roma, a casa questa scelta era stata accolta con entusiasmo. E’ questo il ritratto del papà. Si era diplomata a luglio all’Istituto Pacinotti e sembra ancora di sentire il suo entusiasmo quando aveva raccontato la scelta della traccia del tema di italiano: aveva puntato sull’ attualità,  era il tema sui social media e la tecnologia.

«Mia figlia era una ragazza brillante e affettuosa. Era una brava ragazza - racconta al telefono dalla sua casa di Monte San Biagio Ferdinando Livoli, che si commuove  - venerdì siamo stati a Milano per il riconoscimento:  la prima volta eravamo stati dai Carabinieri a Fondi dopo che erano uscite le prime foto e siamo andati a fare il riconoscimento». Il 30 dicembre i genitori e lo zio di Aurora capiscono dalle immagini diffuse dalla Procura che la persona che si vede nei frame di una telecamera insieme ad un uomo potrebbe essere la figlia.

«A Milano siamo andati nel luogo dove è stata trovata,  la signora dello stabile che ha visto il corpo per prima e ha dato l’allarme - racconta il papà -   mi ha raccontato che quella mattina ha notato  una persona che sembrava che stesse dormendo e all’inizio l’ha chiamata. “Signora, signora”. Non si era accorta che fosse una ragazza.  Aurora non era a pancia in giù e non era nuda,  la signora pensava che stesse dormendo e infatti le ha detto “Svegliati, svegliati, ti serve qualcosa?”.  Aurora era sdraiata, in questi giorni - aggiunge il padre  -  stanno uscendo alcune cose su di lei che per me e mia moglie è come se fossero delle pugnalate, mi dispiace che siano uscite cose che non sono giuste e non sono vere su Aurora».

Ferdinando Livoli ricorda il carattere della figlia, gli hobby come la danza e la musica. «Era una persona molto  sensibile e se vedeva qualcuno in difficoltà era la prima che accorreva». Non si sa come sia arrivata a Milano. Non aveva il telefono cellulare e non aveva i documenti. Si era allontanata da casa il 4 novembre, poi la denuncia di scomparsa.  

«L’ultima volta l’ abbiamo sentita il 26 novembre, ci ha parlato mia moglie.  Le ha detto “Mamma sto bene, non ti preoccupare, non sono nel Lazio,  non vorrei rientrare per il momento” e noi le abbiamo detto di rientrare, e le abbiamo ripetuto “Aurora qui hai tutto l’affetto che vuoi, ci sono quattro famiglie che ti vogliono bene e ti amano,  ti stiamo cercando, non hai niente e non sappiamo cosa stai facendo. E’ stata l’ultima volta».  La comunità di Monte San Biagio dove è stato proclamato il lutto cittadino si è stretta attorno alla famiglia Livoli ma l’affetto sta arrivando da tutta Italia. «Adesso - ripete il papà -  confidiamo negli investigatori e nelle indagini». 

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