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Il fatto

Rivolta in carcere, niente domiciliari per Spadino

Respinta dal gip la richiesta di una misura meno afflittiva

Rivolta in carcere, niente domiciliari per Spadino

Respinta la richiesta di arresti domiciliari presentata da Nico Mauriello, conosciuto come «Spadino», ritenuto un uomo di fiducia dei gemelli Spinelli per lo spaccio  nel quartiere Arlecchino di Latina. Nei giorni scorsi la difesa del giovane aveva presentato - a margine dell’interrogatorio di garanzia nell’inchiesta sulla rivolta in carcere -  la richiesta di una misura meno afflittiva e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Mara Mattioli che aveva firmato il provvedimento restrittivo, ha respinto la richiesta a seguito del parere espresso dalla Procura e ha lasciato in carcere il 26enne.

L’inchiesta era stata condotta dalla Polizia Penitenziaria di Latina,  a seguito della sommossa scoppiata all’interno della casa circondariale. I fatti contestati erano avvenuti alla fine di ottobre e i successivi riscontri avevano consentito di ricostruire gli episodi.  Nel corso dell’interrogatorio di garanzia - davanti al magistrato -  Mauriello, difeso dall’avvocato Riccardo De Mauri, si era avvalso della facoltà di non rispondere ed era rimasto in silenzio. Nei confronti del 26enne nelle carte dell’inchiesta, il Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli e il pubblico ministero Valentina Giammaria contestano la distruzione di numerosi beni in una cella in particolare tavoli, sgabbelli,  coperte, oltre a un televisore. Era stata contestata una recidiva ed è ritenuto insieme a Matteo Baldascini e Mattia Spinelli, anche loro detenuti, uno  dei promotori della protesta.

Nell’ordinanza di custodia cautelare notificata lo scorso 18 dicembre, il giudice aveva messo in rilievo che: «per fronteggiare le esigenze cautelari appare unicamente adeguata la misura della custodia cautelare in carcere, a nulla rilevando la circostanza che gli indagati siano detenuti per altra causa e rendendo ancora più concrete e attuali le esigenze cautelari, non avendo avuto - è scritto nelle carte dell’inchiesta - nessun effetto deterrente, perseverano con condotte gravissime e pericolose all’interno del carcere.

Hanno partecipato ad una rivolta mediante atti di violenza, minaccia e resistenza - ha aggiunto il magistrato  - accompagnando le azioni di battere con forza contro cancelli e inferriate e accompagnando le azioni con urla come forma di protesta».  Un agente era stato pesantemente minacciato in questo caso da Matteo Baldascini e Mattia Spinelli: «Ti facciamo vedere noi chi siamo, avvicinati che ti ammazzo, apri la cella se hai coraggio», avevano detto.
Nei giorni scorsi nell’ambito della stessa inchiesta è stato parzialmente accolto dai giudici del Tribunale del Riesame il ricorso di Mattia Spinelli. Mauriello non ha presentato ricorso al Riesame

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