Lo studio
02.02.2026 - 11:30
Lavoratori sempre più anziani. Secondo lo studio della Cgia di Mestre, nel 2024 l’età media dei dipendenti privati (escluso il settore dell’agricoltura) in Italia ha sfiorato i quarantadue anni, con un aumento di circa quattro anni rispetto al 2008. Oggi un lavoratore su tre ha più di cinquant’anni e, sebbene dal 2020 il dato si sia stabilizzato, la direzione di marcia resta quella di un progressivo invecchiamento della forza lavoro.
Un problema oltre i numeri
L’aumento dell’età media non è soltanto una questione statistica. Con l’uscita dal mercato del lavoro dei dipendenti più anziani, le imprese rischiano di perdere un patrimonio prezioso di competenze ed esperienze. È il cosiddetto capitale umano “invisibile”: conoscenze dei processi produttivi, abilità pratiche, relazioni consolidate con clienti e fornitori. Un valore che non compare nei bilanci, ma che spesso fa la differenza tra un’azienda competitiva e una in difficoltà.
Innovazione più lenta
L’invecchiamento della forza lavoro ha ripercussioni anche sull’innovazione. Le imprese con un’età media elevata tendono ad adottare più lentamente nuove tecnologie, a rinviare investimenti in automazione e digitalizzazione e a integrarsi con maggiore difficoltà nelle filiere produttive più avanzate. Un ritardo che, in un’economia sempre più basata su produttività e conoscenza, rischia di diventare cumulativo.
La situazione nel Lazio e in provincia
Un trend che coinvolge tutto il Paese, ma che nel Lazio assume contorni strutturali. La regione si colloca all’ottavo posto a livello nazionale per età media dei lavoratori, pari a 42,40 anni, con oltre 601 mila occupati sopra i 50 anni, pari al 33,4% del totale. Un dato superiore alla media italiana, che segnala come anche nel Lazio il ricambio generazionale nel mercato del lavoro sia sempre più debole.
All’interno del quadro regionale, la provincia di Latina mostra una situazione leggermente migliore rispetto ad altre realtà laziali, ma non priva di criticità. Nel 2024 i lavoratori dipendenti privati in provincia sono 137.100, di cui 44.113 over 50, con un’incidenza del 32,2% e un’età media di 41,83 anni. Un valore inferiore a quello di Frosinone (43,15 anni) e di Roma (42,41), ma comunque indicativo di una forza lavoro che tende a invecchiare.
Il dato provinciale, se letto in prospettiva, pone interrogativi importanti soprattutto per il tessuto produttivo locale, composto in larga parte da piccole e micro imprese. Proprio queste realtà, sottolinea la CGIA, sono le più esposte alla “trappola demografica”: quando lavoratori esperti escono dal mercato del lavoro senza essere sostituiti da giovani, si perde non solo manodopera, ma anche capitale umano invisibile, fatto di competenze, relazioni e conoscenze operative maturate in anni di esperienza. Il problema non riguarda solo i numeri, ma anche la qualità dello sviluppo. Settori ad alta intensità di lavoro – edilizia, logistica, manifattura, trasporti – faticano sempre più a trovare giovani disponibili. A Latina e nel Lazio, dove questi comparti hanno un peso rilevante, l’invecchiamento delle maestranze rischia di tradursi in minore produttività, maggiore esposizione agli infortuni e difficoltà nel presidiare ruoli tecnici strategici.
Il punto sui giovani
In un mercato del lavoro con pochi giovani in ingresso, a soffrire di più sono soprattutto le piccole imprese. Quando devono scegliere, le nuove generazioni preferiscono quasi sempre le grandi aziende, attratte non soltanto da salari più elevati, ma anche da percorsi di carriera strutturati, formazione continua e maggiore stabilità. Dopo il Covid, contano sempre di più anche welfare aziendale, flessibilità oraria e possibilità di smart working. Gli over 50 aumentano ovunque e in alcune aree del Paese raggiungono incidenze molto elevate sul totale degli occupati.
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