Una normale serata tra amici che si trasforma in dramma e rischiava di finire in tragedia. A raccontare i fatti sono le vittime dell'aggressione, coinvolte in uno scenario da "Arancia Meccanica". È cominciato tutto all'interno del locale dove il gruppo di ragazzi italiani stava passando la serata: quattro ragazze (una di loro minorenne) e due ragazzi poco più che ventenni. «C'era un gruppo di sei ragazzi stranieri, tutti romeni, che ha iniziato ad infastidire me e le ragazze della nostra comitiva - spiega D.P., sorella di uno dei due aggrediti (M.P.) che ha riportato le ferite peggiori nello scontro - ovviamente non avevamo fatto nulla per incoraggiarli, ma loro hanno iniziato prima chiedendoci il nome, cercando di offrici da bere e cose di questo genere». Fin qui sembra tutto nella norma. Un gruppo di ragazzi che fa qualche avances poco gradita e finiva tutto. Ma la situazione precipita ed intervengono i maschi del gruppo, come ci spiega proprio M.P. «Abbiamo detto a quei ragazzi che le donne stavano con noi e di non infastidirle, ma la situazione si è scaldata molto rapidamente e c'è stato un primo scontro nel quale però sono intervenuti anche gli addetti del locale per cercare di calmare gli animi». «Ma tirava davvero una brutta aria - aggiunge la sorella - perché uno di loro ci ha minacciato dicendo che avrebbe tirato fuori una pistola. Per questo abbiamo deciso di andarcene». I ragazzi della comitiva di italiani, seppure in netta inferiorità numerica, decidono di far allontanare le ragazze dal locale per raggiungere la macchina e toglierle dal pericolo. Ma dopo un primo alterco le forze da parte degli aggressori aumentano. «Non so esattamente da dove siano arrivati - spiega M.P. - ma all'improvviso erano undici, forse dodici persone intorno a noi. Siamo scappati ma ci hanno raggiunto poco lontano dal grattacielo Pennacchi». Il pestaggio è brutale «Mi hanno colpito con catene e bottiglie di vetro - racconta ancora M.P. - ad un certo punto non si capiva nemmeno più da dove arrivassero le botte». Uno degli aggressori sarebbe tornato al locale zoppicando e avrebbe esclamato trionfante «l'ho ammazzato» riferendosi ad M.P. che nel frattempo veniva aggredito insieme al suo amico dagli altri. «Mio fratello stava per essere ammazzato davvero - spiega D.P. - mi hanno detto che se continuava a prendere anche pochi calci in testa come quelli che gli hanno inferto sarebbe certamente morto. Una signora ha visto tutto. Stava uscendo dalla sala bingo nella galleria e appena ha visto cosa stava succedendo è corsa verso gli aggressori urlando che c'era la polizia». Questo intervento ha messo in fuga il branco che si è dileguato rapidamente. «Quando se ne sono andati - racconta ancora D.P. - mio fratello era terra, aveva gli occhi rivoltati e si stava strozzando con la lingua. Se non fosse stato per l'amico che era con noi, che nonostante l'aggressione subita ha avuto la prontezza di liberare le vie aree permettendogli di respirare, probabilmente mio fratello sarebbe morto prima dell'arrivo dell'ambulanza». Scene di terrore durante una normalissima serata tra amici. Ora M.P. sta bene, è stato dimesso dall'ospedale con traumi e contusioni di diversa entità. Ma appare demoralizzato e se gli chiediamo cosa si aspetti dalla giustizia risponde scettico. «Non mi aspetto molto, tanto se li prendono saranno fuori in poche settimane. Purtroppo è così».