Il processo per l'omicidio di Vincenzo Zuena finisce in Corte d'assise d'Appello. La difesa di Antonio Fragione, il 34enne di Itri condannato all'ergastolo per aver accoltellato e ucciso lo zio nel marzo del 2016, ha depositato un ricorso a Roma. Lo scorso gennaio i giudici di primo grado del tribunale di Latina hanno condannato per omicidio e rapina aggravata il muratore originario di Itri al termine del processo celebrato con la formula del rito abbreviato. L'avvocato che assiste l'imputato, Arcangelo Peppe, prova a ridimensionare le accuse. Contestate le aggravanti e la sequenza dei fatti così come ricostruito dagli inquirenti il cui impianto accusatorio aveva retto in pieno in primo grado.

Il pomeriggio del 14 marzo dell'anno scorso Fragione arriva a Fondi da Napoli e raggiunge l'abitazione del parente, in una palazzina di via Madonna delle Grazie. Secondo gli inquirenti l'uomo vuole rapinare l'anziano e lo uccide per restare impunito. Il delitto si consuma in modo efferato, con oltre venti coltellate sferrate al 79enne trovato morto in casa poco dopo. Le indagini lampo della polizia ricostruiscono i fatti in pochi giorni, scovando Fragione a Napoli dove è detenuto nel carcere di Poggioreale. 

Ora la difesa chiede ai giudici di secondo grado di pronunciarsi sulla sentenza dei colleghi del tribunale di Latina. Nel ricorso di trenta pagine depositato nei giorni scorsi a Roma, l'avvocato sostiene che non ci siano prove certe per stabilire che Fragione abbia rapinato la vittima prima di ferirla mortalmente. Potrebbe essersi trattato di un furto a seguito del delitto, ipotizza la difesa. E in questo caso il reato di rapina dovrebbe essere derubricato in furto. La parte più corposa del ricorso, comunque, riguarda le aggravanti della crudeltà, della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa della vittima in quanto persona anziana. In sede di rito abbreviato i giudici le hanno considerate tutte e nella formulazione della sentenza queste hanno reso più pesante la posizione dell'imputato. Secondo la difesa non c'è stata premeditazione perché non ci sarebbe stata la rapina considerata come il motivo per cui Fragione sia andato a casa della vittima. Quanto alla crudeltà, le venti coltellate non giustificherebbero l'aggravante. Infine la minorata difesa dell'anziano, per come sono stati ricostruiti i fatti, non avrebbe senso poiché una persona colta alle spalle sarebbe stata impossibilitata a reagire al di là della sua età. Ultimo aspetto del ricorso in Appello, il peso della attenuanti generiche. In primo grado, sebbene riconosciute dalla Corte d'Assise, le attenuanti erano state giudicate "subvalenti" rispetto alle circostanze aggravanti. Se le teorie della difesa sulle circostanze aggravanti venissero accolte in sede di Appello, le attenuanti potrebbero se non altro essere considerate equivalenti e non di valore inferiore. A questo punta la difesa di Fragione.