All'indomani del sequestro dell'immobile sulla Pontina, alcuni degli indagati coinvolti nella vicenda ex Seranflex vengono sottoposti ad intercettazione dagli investigatori. Quello che ne viene fuori tra una conversazione e l'altra, in maniera molto netta, è da un lato l'esistenza di un gruppo di persone, imprenditori e professionisti, che opera in maniera congiunta e coordinata per il raggiungimento di un unico obiettivo rappresentato dal superamento dell'ostacolo costituito dall'intervento della Procura, e dall'altro la consapevolezza che questo ristretto gruppo di persone ha di essere dalla parte sbagliata della barricata.
Ma è fin troppo facile, col senno di poi e all'indomani di un sequestro preventivo già operato, cadere nelle suggestioni complottistiche; ciononostante una serie di frasi paiono difficili da smontare, e molti passaggi regalano una chiave di lettura inedita sui rapporti tra l'imprenditoria parte di quella vicenda giudiziaria e l'amministrazione comunale del capoluogo di oggi.
E' il 3 agosto 2016 quando l'architetto Luca Baldini, parlando al telefono con l'imprenditore Roberto Bianconi, riferisce dell'incontro avuto con un altro professionista della città, evidentemente vicino al gruppo, che si lagnava di come era stata gestita la vicenda ex Seranflex. «... Dice eh, certo che voi la variante la potevate fa... Gli dico cosa? E lui, la variante la potevate fa. Allora gli ho detto se sei capace la variante falla, falla tu allora. E me ne so' andato».
E Bianconi replica: «E' proprio deficiente, vuole far vedere che lui è bravo». Baldini ci torna su: «Ha insistito nel dire che andava fatta la variante per rendere il terreno commerciale invece che agricolo. E ha detto mo io a Cisterna la sto a fa. E allora gli ho detto tu a Cisterna la stai a fa, allora falla tu se sei buono... Comunque me so stato zitto perché tanto a me non me frega un c... sono l'unico che se n'esce fuori da ‘sto coso, però gliel'ho detto che non mi piace così, perché stiamo tutti a fa lo stesso lavoro e non è che poi famo a inc... uno con l'altro».
La conversazione continua e si sposta sulla delibera consiliare n.64 sulle aree commerciali. E' sempre Baldini che parla. «Gliel'ho detto, se noi la variante la potevamo fa, te che cazzo hai fatto a fa le licenze commerciali dove non ce potevano sta? La delibera 64 non vale un cazzo... però lui ha tirato fuori tutte quelle che ha fatto lui.. hai capito qual è il giro? Adesso, se se bevono che è bona, stiamo a posto, se invece dicono che non è bona, allora stiamo in allegrissima compagnia, diventa un problema pubblico... quindi deve essere buona per forza». Si comprende che altre situazioni analoghe al caso ex Seranflex siano andate in porto, e si confida in una qualche omogeneità di trattamento. Ma le cose non sono andate così.
Quanto alla consapevolezza di essere dalla parte del torto, una conversazione di due mesi più tardi, il 5 ottobre, è illuminante. Bianconi informa Baldini di aver trovato il compromesso di vendita firmato da lui e dagli eredi Serao nel 2003, dove è scritto che il complesso edilizio consta di capannoni con destinazione commerciale per 5mila metri quadrati, e con destinazione produttiva per 3.900 metri quadrati. A quella data, non era possibile ottenere sanatorie perché i termini di presentazione delle domande di condono erano scaduti dieci anni prima. «Allora semo fregati - dice Baldini a Bianconi - E' bene che lo buttamo ‘sto compromesso... la questione diventa complicata. Tu c'hai venduto ottomila metri di capannone commerciale... capito?»
Trascorre un altro mese, e il 3 novembre 2016, al telefono con un imprenditore estraneo alla vicenda Seranflex, Baldini riferisce dei contatti avuti con il nuovo assessore all'Urbanistica del Comune di Latina.
«Io avevo chiesto un appuntamento anche per voi... con l'assessore. Un appuntamento proprio con lui... poi mi ha chiamato, si è fatto spiegare per bene. Perché io gli ho detto per quanto riguarda là in R7, abbiamo quasi finito... c'abbiamo sempre ‘sto problema di aprire ‘sta strada, che noi la vorremmo... perché sarebbe meglio... c'abbiamo una mezza idea, dice, perché non te lo compri quello... io ho detto assessò, io non c'ho i soldi, ma i miei clienti se lo comprano, ma non è che lo comprano pe fa ‘na palestra.. e allora famo alla rovescia... te lo damo noi in cambio di qualcos altro, no? Lui m'ha detto bee, famme uno schema di questa ipotesi e vediamo. Capito... sembra che il dominus in Giunta dovrebbe essere lui... quindi insomma diciamo che è una persona che quando parli non è che parli de cazzate».
Si capisce bene dal tenore della conversazione che l'architetto Baldini non è in grande confidenza con il nuovo assessore all'urbanistica, ma che forse trova udienza in nome e per conto di Roberto Bianconi, che Buttarelli conosce invece da tempo, perché in veste di assessore all'Urbanistica del Comune di Cisterna, Buttarelli ha firmato diversi atti riguardanti iniziative edilizie, anche grandi, poste in essere dall'impresa di Bianconi. Tutto perfettamente in regola. Ma come è normale che sia, i due, almeno sulla carta, si conoscono da tempo. Che sia stato proprio l'ex assessore di Cisterna ad intercedere presso l'imprenditore Bianconi perché facesse da sponsor all'ultima edizione della kermesse culturale di Rinascita Civile, madre di Lbc, Lievito?
Potrebbe darsi, e sarebbe un'ipotesi preferibile a quella secondo cui l'ingegner Buttarelli sia sbarcato a Latina per gentile intercessione di Bianconi o eventualmente di un gruppo imprenditoriale di Cisterna in ottimi rapporti con Bianconi.
Ma diciamo che per quanto suggestive sono tutte e due ipotesi forzate e campate in aria.
La domanda allora è come mai Rinascita Civile, madre di Lbc, abbia accettato di farsi sponsorizzare tra gli altri anche dall'imprenditore Bianconi con cui il Comune, a causa dell'inchiesta ex Seranflex, ha un conto aperto. Rinascita Civile non c'entra con il Comune, e Lbc è altro da Rinascita Civile.
In questo caso la forma è sostanza.
Ma dovrebbe esserlo sempre.