La Corte di Cassazione ha rinviato a nuovo ruolo il ricorso per il Villaggio del Parco di Bella Farnia a Sabaudia: 285 villini a rischio confisca. Proprio questo aspetto è stato uno dei più controversi e discussi nel corso dell'udienza di ieri davanti ai giudici di legittimità. Resta infatti da capire se, essendo il reato ormai prescritto, si possa procedere o meno con la confisca. Andiamo però con ordine.
È il 2006 quando il sostituto procuratore Giuseppe Miliano fa apporre i sigilli al complesso. Lì - sostiene l'accusa - la struttura per anziani si sta trasformando in una lottizzazione abusiva. La misura viene eseguita dal nucleo investigativo del Corpo Forestale. Poi l'inizio del processo, che vede imputati Carmine Ciccone e Carmen Lorenzi, della società costruttrice "Petrarca Costruzioni", i funzionari comunali Carlo Gurgone e Vincenzo D'Arcangelo, nonché l'ex sindaco Salvatore Schintu. Nel 2010 la sentenza di primo grado e poi nel 2012 l'Appello: è tutto prescritto.
Carmine Ciccone - difeso dall'avvocato Luca Amedeo Melegari - e Carmen Lorenzi rinunciano alla prescrizione. Si arriva in Cassazione. I giudici di legittimità nel 2014 chiedono un parere alla Corte Costituzionale perché bisogna sciogliere il nodo della «confiscabilità». Nel frattempo, infatti, è intervenuta la sentenza Varvara relativa alla confisca in caso di lottizzazione abusiva. Ieri la nuova udienza.
Le difese in merito hanno richiesto un rinvio in attesa della pronuncia della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) su un altro caso analogo di confisca ancora pendente. Questo perché la Corte costituzionale, tra le altre cose, aveva sottolineato come la giurisprudenza europea sul punto non fosse consolidata. Il procuratore generale non si è opposto. Al termine della requisitoria il magistrato ha chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello. Questo per quanto riguarda degli aspetti probatori relativi all'abuso d'ufficio contestato. La difesa di Carmine Ciccone, rappresentato dall'avvocato Luca Amedeo Melegari, ha invece concluso chiedendo l'accoglimento dei motivi sia per quanto riguarda l'abuso d'ufficio, sia per quanto concerne i reati di lottizzazione e contravvenzioni urbanistiche.
La Cassazione, sciolta la riserva, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della pronuncia della Cedu. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato a l'avvocato Melegari - anche per le conclusioni del procuratore generale, che, oltre a non opporsi sulla richiesta di rinvio in attesa della Cedu, ha concluso per l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello con riferimento ai nostri motivi di ricorso». Ora si attende dunque la pronuncia della Cedu. Un caso giudiziario che rappresenterà una pietra miliare anche per vicende analoghe.