È trascorso un anno esatto dal terremoto che ha devastato il centro Italia e spezzato 299 vite. Oggi il centro storico simbolo di Amatrice non c'è più, ma i suoi abitanti e il suo sindaco, Sergio Pirozzi, non hanno mai mollato. Neppure di fronte alle enormi difficoltà, ai tanti imprevisti. E Amatrice continua a combattere per rinascere. Anche con il contributo dei tanti pontini che da subito si sono mobilitati per fornire il proprio supporto e il loro aiuto. Ma oggi qual è la situazione ad Amatrice? Lo abbiamo chiesto al sindaco Sergio Pirozzi.

È trascorso un anno dal dramma. I volontari e i soccorritori pontini si sono subito mobilitati per aiutare Amatrice e gli altri paesi colpiti dal terremoto. È una collaborazione che sta proseguendo in questa complessa fase di ripartenza? Cosa si sente di dire nei loro confronti?
Sono stati straordinari. Come il resto dell'Italia. È stata un'azione continua e si sono creati anche dei rapporti interpersonali, perché è stato condiviso il dolore. E quando lo condividi è una cosa che ti unisce per sempre.


Al di là degli aiuti portati da vigili del fuoco, infermieri, medici e volontari della protezione civile, molte persone hanno effettuato donazioni e raccolte di generi alimentari e di prima necessità. Di cosa c'è bisogno oggi ad Amatrice?
Noi siamo apposto. Penso che in questo momento sia meglio indirizzare da altre parti eventuali aiuti. Quello che serve oggi ad Amatrice è il sostegno morale, una visita, una pacca sulla spalla. Magari venire anche ad acquistare e a mangiare nei locali che hanno riaperto e che riapriranno.


Da una recente indagine risulta che la quasi totalità delle macerie è ancora lì. Quali sono gli ostacoli? Vi sono state fornite delle rassicurazioni sui tempi per la rimozione dagli enti preposti?
La Regione adesso ha fatto la gara e aggiudicato l'appalto con un po' di ritardo: due mesi e mezzo, ma per il resto si parte. Forse si poteva fare prima, ma ormai è andata.


Sul fronte della ricostruzione come procedono invece i lavori? In quanti sono ancora senza un tetto?
Al momento ci sono 210 famiglie con una casa su 480. Di qui a dieci giorni altre 140. Mi auguro che tutti entro la metà di ottobre possano avere la casa provvisoria.


E per quanto riguarda il centro storico di Amatrice?
Non c'è più nulla. Niente più.


Nei giorni scorsi è emerso un altro problema, quello dell'esenzione dal pagamento delle tasse. Si è parlato di "promesse non mantenute" dal Governo. Ora com'è la situazione?
Abbiamo risolto. Abbiamo vinto, avevo ragione. Gentiloni ha fatto una dichiarazione che di fatto mi ha dato ragione. Devono modificare l'articolo 10 della circolare del ministero dello Sviluppo economico. Però dai, mi dico da solo che siamo stati bravi. Abbiamo fatto togliere loro le infradito e rimettere le scarpe della conoscenza.


Se lei volesse fare un appello a chi viene ad Amatrice...
Gli italiani lo sanno da soli, perché siamo un popolo straordinario.

Erano le 3.36 e 32 secondi del 24 agosto 2016: un rumore sordo, poi l'Apocalisse. Grida, paura e macerie, tante macerie. Così, un anno fa, si svegliarono Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, i quattro Comuni del Lazio e delle Marche distrutti da una prima, terribile scossa di terremoto, alla quale ne stanno seguendo tutt'ora tante altre, con almeno tre di queste che hanno avuto un'intensità devastante.
Oggi, a distanza di 365 giorni, è il tempo del ricordo, delle commemorazioni e di un abbraccio infinito che tutta Italia manderà alle popolazioni terremotate, con il cuore ancora infranto per le 299 persone che hanno perso la vita e per quelle macerie che, ancora oggi, sono ben visibili in tutto il cratere del sisma.

Ricostruzione e ricordi
Chiaramente, mese dopo mese, l'obiettivo principale è stato quello di programmare la ricostruzione di quanto andato distrutto. Nel corso del tempo sono arrivate le prime casette, hanno riaperto negozi, ristoranti e un centro commerciale, si è tentata ogni strada possibile per provare a tornare alla normalità. Purtroppo, il sentiero da percorrere è ancora lungo, ma l'obiettivo va raggiunto nel più breve tempo possibile. Lo si deve soprattutto a coloro che non ci sono più, a quelle vittime innocenti di una catastrofe imprevedibile.
In tal senso, il territorio pontino, del litorale romano e dei Castelli, ma anche della Ciociaria, ha pagato a caro prezzo le conseguenze del terremoto del 24 agosto. Le storie - e le vittime - sono tante: ad Amatrice c'erano i coniugi di Latina Enzo Di Cesare ed Edda Norcini, ma anche un'intera famiglia di Sezze, cioè Giacomo Dell'Otto, la moglie Aura Popa e la figlia Angela, oltre al fratello Giacomo, di Pomezia. E proprio quest'ultima città è quella che ha pianto di più: Arianna Masciarelli, Elisa Cafini, Gabriele Pratesi, Andrea Cossu, Wilma Piciacchia, Federico Ascani, Giuliana Cellini, Rita Colaceci, Irma Rendina, Egidio Valentini e Pasquetta Gianni. Dodici persone - incluso Paolo Dell'Otto - avevano lasciato la città alle porte di Roma per trascorrere qualche giorno di vacanza fra Pescara del Tronto e Amatrice. La tragedia più grande colpì Nettuno e ancora oggi porta alle lacrime al solo pensiero: Ezio Tulli - poliziotto della Stradale in servizio ad Aprilia -, i figli Ludovica e Leonardo Tulli, i suoceri Maria Teresa Palaferri e Rocco Gagliardi. E sempre dal litorale erano arrivati ad Amatrice Fabio Graziani e Aurelia Daogaru, mentre Anzio ha pianto Alba Pazienti Tontini, che alloggiava nell'albergo Roma.
Velletri, invece, si ritrovò orfana di Nicolò Piazza - storico segretario comunale negli anni ‘80 -, mentre Frosinone pianse il figlio del Questore, lo chef Marco Santarelli.

Sguardo al futuro
Chiaramente, dopo le commemorazioni di oggi, si tornerà a lavorare per ricostruire il futuro delle comunità distrutte dal terremoto. Un percorso ancora lungo ma che, come accaduto fin dai minuti successivi alla prima scossa, sarà supportato dai tanti volontari che, anche dalle nostre zone, continuano a stringersi accanto ai nostri "fratelli" in difficoltà.

di: Francesco Marzoli