La notizia della richiesta di arresti domiciliari o della messa alla prova presentata da Emanuele Fiorucci, condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per aver investito e ucciso senza fermarsi la studentessa di Latina Scalo Alessia Calvani, ha colto di sorpresa i familiari della ragazza che a nome dell'avvocato Federico Alfredo Bianchi osservano che se Fiorucci lasciasse il carcere per ottenere il beneficio degli arresti domiciliari è come se la ragazza morisse una seconda volta. Fiorucci era stato arrestato un anno dopo la tragedia dalla polizia stradale di Latina, al termine di una indagine complessa e non facile. Per un anno aveva continuato a condurre la vita di sempre, ma poi era stato inchiodato da una serie di elementi raccolti dagli inquirenti. E questo è un passaggio cruciale nella presa di posizione dei familiari di Alessia. «Non ci sono i presupposti per gli arresti domiciliari e in astratto ci potrebbero essere quelli per la messa alla prova – fa sapere l'avvocato Bianchi – abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura ma se contestualizziamo il caso, per Fiorucci si potrebbe concretizzare il pericolo di fuga