Alla base dell'omicidio c'è una lite banale. L'ennesima nell'ufficio postale di Sperlonga. Ma la situazione, una volta che Arianna Magistri ha raggiunto Anna Lucia Coviello nel parcheggio multipiano, è degenerata. L'imputata, 46 anni di Formia, l'ha prima colpita al volto fratturandole le ossa nasali e lo zigomo; poi l'ha afferrata per le braccia e l'ha scaraventata dalle scale. Anna Lucia Coviello, 63 anni residente a Terracina, è caduta all'indietro e ha sbattuto con la testa al suolo senza avere neppure il tempo di difendersi. Le lesioni riportate non le hanno lasciato scampo. Questa la ricostruzione contenuta nella sentenza di primo grado (depositata qualche giorno fa) con cui il giudice Mara Mattioli ha condannato l'imputata - che ha scelto il rito abbreviato - a 16 anni di reclusione per omicidio volontario e stalking, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti. Si sono costituiti parte civile nel procedimento Poste Italiane, tramite l'avvocato Paola Severino, e i familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Dino Lucchetti. L'imputata è stata condannata al risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede ed è stata assegnata una somma alle costituite parti civili (i familiari) a titolo di provvisionale.
Un omicidio per futili motivi
È il 14 giugno 2016. Nel parcheggio multipiano più persone, che diventeranno testimoni, sentono un urlo prolungato, poi un tonfo. Corrono verso il vano scale e trovano Anna Lucia Coviello riversa a terra. Vicino a lei c'è Arianna Magistri, che dice: «Io non c'entro nulla, mi è caduta addosso... io me ne vado, io non voglio passare i guai, non mi sento responsabile». La 46enne - difesa dall'avvocato Pasquale Cardillo Cupo - verrà poi raggiunta a casa e fermata dai carabinieri. Anna Lucia Coviello, che in mano stringeva una ciocca di capelli che si appurerà appartenevano a Magistri, viene trasportata in ospedale. Si spegnerà il 21 giugno al "Goretti" di Latina. I carabinieri di Sperlonga avviano le indagini. Iniziano ad ascoltare diverse persone e così si viene a scoprire che da tempo c'erano contrasti fra Magistri e Coviello; spesso erano dovuti all'accensione dell'aria condizionata, come avvenuto il 14 giugno, o ad altri futili motivi come l'abbassamento delle veneziane.
Lo stalking
Una condotta, questa, che sommata ad altri fatti secondo la Procura e il giudice di primo grado configura lo stalking. Magistri, stando al quadro accusatorio, non solo compiva "dispetti" (come per esempio l'abbassare l'aria condizionata), ma avrebbe vessato la vittima anche con frasi offensive - come riferito dai testi - e biglietti dal tono talvolta minaccioso, tra cui: «Il giudizio universale verrà pure per te». Una situazione che avrebbe cagionato a Coviello «un grave stato di ansia e di paura e un fondato timore per l'incolumità propria». «La versione difensiva circa il fatto che fosse viceversa l'imputata ad essere vittima di comportamenti molesti da parte della Coviello - scrive il giudice - non è supportata da idonei elementi di prova».
Le dichiarazioni discordanti
L'imputata ha reso spontanee dichiarazioni in diversi momenti, «discordanti tra loro e risultate false» - si legge in sentenza - «senza mai chiarire in maniera precisa la completa dinamica dei fatti e fornire plausibile spiegazione anche alle fratture dello zigomo e delle ossa nasali riscontrate sulla vittima». Dei traumi ritenuti non compatibili con un "ruzzolamento" dalle scale. Magistri ha prima riferito che Coviello le era caduta addosso, poi che l'aveva aggredita - non sono stati riscontrati segni di colluttazione durante la visita medica effettuata il giorno stesso dell'omicidio -. Venuta a conoscenza degli elementi a suo carico, ha detto ancora che la vittima le aveva tirato i capelli, «dichiarando altresì falsamente che lei l'aveva soccorsa e aveva provveduto a chiamare l'ambulanza». In base alle dichiarazioni rese dai testi, Magistri si sarebbe invece allontanata non appena ha visto il sangue, dicendo che lei non voleva guai, senza né chiamare né tantomeno aspettare i soccorsi. Nel corso dell'udienza, l'imputata ha sostenuto un'altra versione: i soccorsi erano stati chiamati da altre persone e lei si era allontanata perché i carabinieri le avevano detto di andare a casa. Una tesi smentita non solo dai testi presenti, ma anche dall'informativa di polizia giudiziaria.
La condanna
Arianna Magistri in primo grado è stata condannata a 16 anni, anche in virtù del rito abbreviato. È stata giudicata responsabile dei reati di stalking e omicidio volontario, «non potendosi in alcun modo configurare nel caso di specie il meno grave reato di omicidio preterintenzionale». La difesa molto probabilmente andrà in appello.