La voce pacata ma non rassegnata, una storia difficile raccontata senza fronzoli e una denuncia dura che fa nomi e cognomi dopo aver atteso invano per 20 giorni la soluzione. La racconta il papà di un disabile non più giovane perché ha 49 anni, che ha bisogno di assistenza quotidiana. Lo chiameremo Mario, anche se il suo vero nome è un altro. Ieri mattina Mario, dirigente di una grande azienda, 75 anni, pensionato, molto arrabbiato, ha inviato un telegramma al sindaco, all'assessore ai servizi sociali e alla cooperativa Osa e denunciato le condizioni in cui è stato lasciato suo figlio da 25 giorni. «Mio figlio è un disabile grave e l'assistenza è stata di fatto sospesa, - dice - gli erano state accordate tre ore al mattino e due al pomeriggio. Invece da tre settimane viene garantita circa un'ora solo al mattino. In questo modo mio figlio si trova esposto ad un grave pregiudizio sia per la sua sicurezza che per la sua incolumità. Io ne sono il protutore e non posso tollerare ulteriormente questo stato di cose». Prima della denuncia scritta di ieri mattina, Mario aveva chiesto i motivi della interruzione del servizio alla cooperativa che si occupa dell'assistenza e la risposta era stata veloce anche se non esaustiva.

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