Il quartiere più musulmano di Latina è, per la precisione e per la cronaca, il centro dell'obiettivo dei controlli anti terrorismo. E lo è suo malgrado perché sembrava ormai al sicuro dopo che il 17 marzo scorso è stato espulso dal Paese il tunisino quarantenne che ruotava un po' attorno alla moschea, la quale fa capo ad un imam moderato. Era stato accertato che il suo telefono era collegato ad un profilo facebook su cui giravano adesioni jhadiste. Da quel momento molto silenzio e la calma che attraversa la parte più antica della città, come può esserlo una città che ha meno di 90 anni. Il quartiere Nicolosi è appartenuto ai primissimi residenti di Latina, pieno zeppo di case popolari «d'epoca» ma anche di nuove costruzioni costose e nel mezzo decine di kebab e negozi etnici a dimostrare che adesso in quelle case popolari ci abitano quasi solo stranieri, per la maggior parte nordafricani, tunisini e marocchini. I primi sono «sotto osservazione» e non è una questione etnica bensì il risultato di ciò che è accaduto tra dicembre scorso e qualche giorno fa. Il tunisino espulso a marzo era risultato tra i contatti di Anis Amri, quando quest'ultimo, nel giugno 2015, era stato ospitato nell'abitazione di Yaakoubi Montasser e della sua compagna, ad Aprilia. Che è la seconda città sotto osservazione poiché sempre lì ha vissuto Ahmed Hanachi. Fin qui la cronaca. Gli sviluppi ulteriori invece sono una ricostruzione più dettagliata possibile di ciò che succede nella comunità musulmana e soprattutto tunisina di Aprilia e del Nicolosi, anche se gli ultimi controlli hanno riguardato i vecchi siti dismessi che gravitano attorno al vecchio quartiere, in molti casi anche piuttosto distanti. La descrizione di chi ci vive da quelle parti è contraddittoria: gli abitanti storici sono indignati con «gli immigrati che spacciano e la notte fanno a bottigliate». Ma i titolari dei negozi di prodotti etnici sostengono invece che è stato possibile realizzare all'interno del Nicolosi un vasto raggruppamento di comunità straniere perché lì la convivenza è pacifica. La terza spiegazione, più credibile, è che l'ottanta per cento delle abitazioni sono vecchie o ex case popolari e quindi l'affitto è più basso che altrove.

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