Stanno analizzando i contatti di Domenico Bardi gli investigatori della Questura che si occupano, da una settimana, del furto nell'appartamento di via Palermo finito in tragedia per mano dell'avvocato Francesco Palumbo, figlio dei proprietari di casa. Dopo avere individuato l'ambiente criminale di origine, per stringere il cerchio sui complici, almeno due, che sono riusciti a fuggire dal civico 60, e i basisti che li hanno aiutati a individuare l'obiettivo oltre a trovare le coperture necessarie in zona, la polizia sta passando al setaccio le frequentazioni della vittima in attesa di conoscere l'esito dei rilievi effettuati sulla scena del crimine dagli specialisti della scientifica che potrebbero fornire le prove schiaccianti. Non è infatti un lavoro semplice quello necessario a inchiodare i ladri che, insieme a Mimmo Bardi, sono entrati nell'appartamento con tutte le precauzioni necessarie a non lasciare tracce oppure sono rimasti all'esterno a fare da "palo" quindi senza inquinare la scena. Come non è semplice accertare il coinvolgimento di coloro che indicavano, alla banda di scassinatori, le abitazioni facoltose del capoluogo da svaligiare e magari quando farlo. Perché i detective della Squadra Mobile ritengono che il quarantunenne morto sotto i colpi di pistola facesse parte di un sodalizio di specialisti dei furti in abitazione, ma sono necessari elementi di prova schiaccianti per chiudere il cerchio. Proprio per questo la polizia sta analizzando attentamente i contatti della vittima, le frequentazioni degli ultimi anni. E lo stanno facendo anche andando a verificare, negli archivi di polizia, se Mimmo Bardi fosse stato mai fermato a un posto di controllo delle forze dell'ordine e soprattutto se era in compagnia di qualcuno. 

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