Un po' invisibili e un po' no, ma sabato mattina si parlerà di loro. Sono i lavoratori dell'agroalimentare, più di sedicimila persone di cui oltre l'ottanta per cento costituito da braccianti agricoli, ma a questi si aggiunge una percentuale ancora più invisibile, quella dei lavoratori che stanno nei banchi alimentari di macellerie e pescherie dei supermercati e i pescatori imbarcati. La Fai Cisl ha organizzato per il 28 ottobre una raccolta di firme per «ridare dignità ad un comparto dimenticato dove invece il lavoro è estremamente usurante». Parole del segretario provinciale della Fai, Marco Vaccaro, che ricorda l'alto tasso di precariato nel settore agroalimentare: «E' assolutamente necessario e non più rinviabile - dice rafforzare le assunzioni dei giovani, elevare la retribuzione minima dei contratti di prestazioni occasionali e avviare una ‘bonifica' del fenomeno del caporalato».
Per quanto la maggior parte dei lavoratori del settore sia costituito da braccianti e di questi la quota più alta sia rappresentata da indiani, la fotografia reale del comparto agroalimentare specie in provincia di Latina è diversa dallo stereotipo fin qui conosciuto. Anche tra i braccianti è in aumento (leggero ma indicativo) la percentuale degli italiani che non trovano lavoro altrove; oppure si tratta di piccoli conduttori non propriamente imprenditori. Ma ciò che ha inciso sulla crisi generale è stata la mutazione delle aziende di trasformazione e anche la crisi di diversi grandi supermercati. Sulle imprese alimentari locali pende la desertificazione del lattiero caseario. La provincia di Latina produce e trasforma un terzo del latte che produceva dieci anni fa e ciò nonostante i lavoratori di quel segmento non sono andati in pensione ma semplicemente sono usciti dal ciclo produttivo industriale e oggi sono braccianti oppure dipendenti di piccole e medie aziende casearie neppure sindacalizzate. E' andata anche peggio nelle piccole realtà all'interno delle superfici di vendita perché la concentrazione eccessiva di supermercati alla lunga ha prodotto una crisi che ha colpito per primi i lavoratori della trasformazione dei prodotti alimentari.