La posta certificata elettronica non è una «modalità di comunicazione prevista né implicitamente autorizzata» per le istanze all'autorità giudiziaria in ambito penale. Questa la motivazione che ha spinto la Cassazione a rigettare il ricorso di un 29enne di Fondi, all'epoca ai domiciliari, che aveva impugnato l'ordinanza del Riesame. In buona sostanza l'avvocato Giulio Mastrobattista aveva presentato istanza per dichiarare la perdita d'efficacia della misura per il mancato svolgimento dell'interrogatorio nei tempi per cause non imputabili all'indagato. In buona sostanza il giovane, sottoposto ai domiciliari, aveva chiesto tramite Pec l'autorizzazione alla Corte d'Appello di Roma (competente per l'altra misura) per andare a Latina per l'interrogatorio dal gip. Nessuna risposta. E la Pec - dice la Cassazione - non va bene. L'avvocato Giulio Mastrobattista è però pronto a ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell'uomo.