Ventuno persone indagate, 54 parti offese tra automobilisti assicurati e 12 compagnie di assicurazione. Queste le dimensioni di un presunto giro di falsi incidenti ricostruito dalla magistratura per l'operazione "Pit Stop", condotta dalla polizia del commissariato di Terracina a partire dal 2012 e che ha portato alla luce una presunta associazione a delinquere finalizzata alla truffa perpetrata ai danni delle compagnie con falsi incidenti stradali e falsificazione di documenti.  L'8 novembre si terrà l'udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Latina, fase in cui il giudice dovrà decidere se mandare gli indagati a processo. Truffa, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, simulazione di reato, falsità materiale alcuni dei principali capi di imputazione contestati dalla procura a vario titolo agli indagati. Al centro dell'inchiesta, un broker assicurativo e i titolari di una nota carrozzeria, rappresentati in udienza dagli avvocati Enrico Cellini e Francesco Pietricola.
Sono loro, secondo le indagini preliminari condotte dal commissariato di polizia, poi confluite nella richiesta di rinvio a giudizio del pm Marco Giancristofaro, ad aver messo in piedi tra il 2011 e il 2013 un sistema in grado di truffare le compagnie assicurative ed ignari clienti intascando il risarcimento diretto del danno. Tutti falsi incidenti, addebitati dal broker ai suoi inconsapevoli clienti, in concorso con i carrozzieri che, sempre secondo gli elementi raccolti nell'indagine, avrebbero procurato le vetture da far risultare incidentate e le generalità delle controparti (in alcuni casi clienti compiacenti che in cambio ottenevano la riparazione della propria auto). Plurimandataria anch'essa di diverse compagnie assicurative, la carrozzeria avrebbe anche, secondo le indagini, confezionato all'interno dei suoi uffici, le pratiche per ottenere poi, per mezzo di presunte deleghe contraffatte, il risarcimento diretto del danno.
Non altissimi gli importi dei singoli sinistri contestati come mai avvenuti, e cioè falsi. Le somme dei risarcimenti incassati andavano da circa 2 mila a non più di 7-8 mila euro, ma in qualche caso hanno superato i 10 mila euro. L'attività di entrata e uscita delle auto ricostruita dagli inquirenti fa pensare che, pur a fronte di risarcimenti di non grande entità, la quantità avrebbe comunque garantito un considerevole giro d'affari.
Ora la parola passa al gup che dovrà decidere se disporre il processo.