E' di nuovo il calcio, la passione e la maledizione, a riportare Costantino Di Silvio detto Cha Cha sotto i riflettori, suo malgrado, mentre è ancora in carcere a scontare parte dei dieci anni di reclusione cui è stato condannato in Appello a giugno scorso. Non è più in città da due anni. Ma Latina non è la stessa senza di lui. Che sia un re criminale, come dicono le inchieste, o un povero diavolo, come dicono i suoi conoscenti, un fatto è certo: senza Costantino Di Silvio c'è qualcosa di strano nell'aria. E sarà questo il motivo per cui nessuna società sportiva né associazione dilettantistica vuole andare a giocare ed allenarsi nel campo che fu del Campo Boario Calcio, stesso nome del quartiere che è il regno di Costantino Di Silvio e del clan omonimo. La struttura fino a ottobre 2015 era gestita da Costantino insieme a Gianluca Tuma senza titolo concessorio pur essendo l'impianto di proprietà del Comune. Dopo l'operazione Don't touch il campo è tornato nella disponibilità dell'ente, nel frattempo però qualcuno lo stava comunque utilizzando come area di pascolo e rimessa per cavalli, fino a quando gli animali non sono stati sgomberati dalla polizia. Un anno fa esatto il Comune ha indetto un nuovo bando per gli impianti sportivi e solo per questa struttura non sono mai arrivate offerte nonostante la penuria di spazi per il calcio (e anche per gli altri sport a dire il vero). Ufficialmente l'impianto è malandato e arrugginito come lo sono tante strutture simili di periferia, ciò nonostante nessuno crede davvero che la mancata manifestazione di interesse verso il campo Boario derivi solo dalle condizioni in cui versa. La versione più difficile da ammettere anche da parte degli uffici comunali, ma al tempo stesso la più credibile, è che nessuno voglia entrare nel campetto che è stato di Costantino Di Silvio detto Cha Cha, uno che non sparava e andava in giro sulla vespa 50 ma che è considerato (da sentenza di secondo grado) il capo di un'organizzazione assai pericolosa. In più nel calcio aveva le sue credenziali: stava in Tribuna alle partite della Us Latina in serie B, per un breve periodo ne è stato il magazziniere con regolare contratto ma soprattutto era ed è amico carissimo del deputato di Fratelli d'Italia Pasquale Maietta, con cui era facile vederlo a passeggio fino al giorno dell'arresto, a ottobre 2015. Un'amicizia chiacchierata. E indagata. La Commissione parlamentare che si occupa dei rapporti tra criminalità e calcio ha dedicato a questa storia un intero capitolo della relazione, sulla base di un'audizione dei vertici della Procura Federale che parlano proprio della «presenza di un esponente della criminalità locale, Costantino Di Silvio detto Cha Cha, nel Latina calcio». Tutto questo è passato. Eppure tutto questo manca nell'aria. Oppure ritorna. E infatti è tornato in un recentissimo post dell'onorevole Pasquale Maietta dedicato alle sue vicissitudini con il Latina calcio, società di cui è stato Presidente e che ha lasciato dopo l'inchiesta Starter (esplosa giusto un anno fa, il 15 novembre 2016). Maietta ammette, in qualche modo rivendica, l'amicizia con Costantino Di Silvio iniziata da giovanissimi e proseguita in nome del calcio. Un rapporto chiacchierato ma in fondo accettato per tanti anni in città, adesso tornato in auge per le affermazioni di Maietta e perché non tutto il passato è veramente passato. Basta costeggiare il campetto del Boario per capire quanto pesi il suo passato, è un luogo deserto, indesiderato o intoccabile o simbolico, o dannato o solo nel limbo e in attesa di qualcosa.