Prime abbondanti piogge, a Priverno, e l'Area archeologica torna sott'acqua. Un problema che si ripete da decenni, malgrado proposte, idee e suggerimenti, rimasti però sulla carta. Ed è un peccato, considerati i danni che al sito archeologico e alla sua fruibilità potrebbero derivare, che ogni nuova amministrazione mette ai primi posti per un rilancio turistico della Città d'Arte. L'obiezione più semplice e naturale è anche la più spontanea: ma contro le intemperie, al momento, che si può fare? La risposta l'ha data un giovane geologo privernate sul web: «Purtroppo non è l'acqua che scende ma quella che sale». È vero che le ultime due amministrazioni hanno cercato, in qualche modo, di risolvere gli aspetti burocratici che impedivano il recupero del sito, riuscendo anche a far riprendere i lavori. Ma la parola fine non è stata mai scritta. Sulla vicenda torna Federico D'Arcangeli, che da anni segue la situazione. E sottolinea come «nonostante il trentennale fallimento della gestione tecnico-scientifica di tutta questa partita, costata milioni di euro, nonostante i ritardi e gli errori (in quella zona la falda è affiorante e andava da subito approntato un sistema di pompe sommerse, invece di perdere tempo e denaro con il Fognone), finora non si è apportato il minimo cambiamento». In realtà, oggi l'Area non è un bel vedere.