Avevano già abbattuto dodici folaghe e avrebbero continuato la mattanza nella zona del lago di Fondi se non fossero intervenuti i carabinieri forestali del Nipaf, che hanno denunciato per bracconaggio tre uomini, due di Monte San Biagio e uno di Fondi.
Ormai il rumore degli spari in zona era all'ordine del giorno. Cacciatori che, noncuranti dei vincoli e delle norme di salvaguardia derivanti dal fatto di trovarsi nei confini di un parco regionale, facevano incetta di folaghe. Forse anche per rivenderle a ristoranti della zona (proprio qualche settimana fa il Nas aveva trovato della cacciagione priva dei necessari documenti attestanti la tracciabilità).
Nonostante la presenza di un immobile destinato ai guardaparco, la caccia andava avanti. La segnalazione è quindi arrivata ai carabinieri forestali del nucleo investigativo, che hanno avviato specifici controlli prima di arrivare al blitz di ieri mattina. I tre cacciatori sono stati colti in flagranza, trovati con ben dodici folaghe abbattute, 130 cartucce e un fucile. A finire nei guai: P.A. del 1986, R.G. del 1948 e L.S.M. del 1949. Per loro è scattata la denuncia a piede libero per bracconaggio nel Parco con arma modificata e utilizzo di barca a motore, vietata nell'area protetta. Il fucile, le cartucce e le folaghe sono stati sequestrati.
I controlli da parte dei carabinieri forestali ovviamente non terminano qui. Saranno portati avanti anche nelle prossime settimane, così da contrastare il fenomeno della caccia illegale, compiuta, tra le altre cose, all'interno del perimetro di un'area protetta. Accertamenti in corso anche sull'eventuale commercio della cacciagione, anche in considerazione dell'elevato numero di esemplari che sono stati rinvenuti ieri mattina a seguito del blitz del Nipaf. Le indagini, insomma, proseguono a 360 gradi dopo il blitz sulle sponde del lago di Fondi.