Gli ospedali "Riuniti" di Anzio e Nettuno stanno per salutare il laboratorio analisi. Nei prossimi giorni, infatti, in ossequio al piano di riordino della sanità laziale varato negli anni scorsi, il centro in cui vengono analizzati provette e campioni biologici lascerà via Cupa dei Marmi per essere trasferito al "Santa Maria Goretti" di Latina. Per l'utenza poco cambierà, in quanto i punti di prelievo di Anzio ospedale, Anzio Villa Albani e Nettuno Poliambulatorio resteranno operativi. Per le risposte, però, ci potrebbero volere più giorni, così come non è chiaro come e in che condizioni verranno trasportate le provette nel capoluogo pontino che, ricordiamo, fa parte di un'altra Asl regionale, diversa dalla Roma 6 (litorale e Castelli).

Intanto, però, il coro di "no" al trasferimento del laboratorio è unanime. A Nettuno, per esempio, è il consigliere Claudio Dell'Uomo (opposizione) che ha deciso di dare battaglia: «Ho presentato un'interrogazione in Consiglio comunale a Nettuno e ho chiesto un Consiglio congiunto con Anzio. Sto ancora aspettando che mi rispondano. I sindaci hanno voluto credere a quello che ha detto loro il direttore generale della Asl Narciso Mostarda, ma probabilmente avrebbero dovuto chiedere al personale dell'ospedale che cosa significa veramente la chiusura del Laboratorio analisi per il loro lavoro e per i pazienti. I sindaci si devono svegliare e devono capire che bisogna lottare per difendere l'ospedale di Anzio».

Sempre sul territorio si registra l'intervento di Chiara Di Fede e Giulio Verdolino, del movimento civico "Città Futura". «Nonostante le rassicurazioni dei sindaci il dato di fatto prevedibile, conseguente alla chiusura del laboratorio, è che il centro analisi di Latina dovrà effettuare le analisi dei campioni dei pazienti del nostro litorale e non solo, con tempi chiaramente più lunghi e quindi disagi agli utenti. Il rischio è un sovraccarico di lavoro e nessuna garanzia per i referti più urgenti» ha spiegato la Di Fede. «Gli ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno continuano a preoccupare. Come si può rilevare non è cessata la volontà di depotenziarli scoraggiandone l'accesso dei pazienti e il silenzio assordante della politica locale la dice lunga su quale sia la vera attenzione per questa realtà sanitaria» ha aggiunto Verdolino.

La questione non sta passando inosservata in Regione. «Ci stiamo mobilitando al fine di scongiurare lo smantellamento di questa attività che serve migliaia di persone, già alle prese con le lentezze e le inefficienze del sistema sanitario regionale, che comunque si avvale di professionisti seri e capaci da valorizzare, garantendo così le adeguate prestazioni sanitarie agli utenti senza costringerli a viaggi da un paese all'altro» ha affermato il consigliere di Fratelli d'Italia, Fabrizio Santori.

Gli ha fatto eco il collega di Forza Italia Antonello Aurigemma: «Continua il sostanziale depotenziamento dell'ospedale di Anzio, portato avanti dalla Regione Lazio. Ai tanti problemi segnalati, ora si aggiunge la sempre più probabile chiusura del laboratorio analisi. Questo significa creare ulteriori difficoltà alla cittadinanza: infatti, se verrà confermata tale decisione, una volta effettuati i prelievi, questi verranno inviati con un'automedica a Latina, e tutto ciò rischia naturalmente di generare ritardi e ulteriori disagi. A tal proposito, non posso che sostenere la "battaglia" che sta portando avanti il consigliere di Nettuno Dell'Uomo, proprio per far sì che l'ipotesi di chiusura venga definitivamente scongiurata».

Infine, anche il coordinatore provinciale di Roma della Lega - Salvini Premier, William De Vecchis, ha voluto dire la sua: «Le politiche sanitarie del presidente della Regione Lazio Zingaretti a Roma e provincia hanno un filo comune: tagli, tagli, tagli. Dopo aver pianificato il depotenziamento del centro anali dell'ospedale Grassi di Ostia oggi tocca agli ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno. Anche in questo caso Zingaretti e il Pd troveranno l'opposizione della Lega a tutti i livelli territoriali. Non permetteremo che il bilancio della Regione venga risanato a discapito dei cittadini e del diritto alla salute».