La sentenza tanto attesa è finalmente arrivata. Il caso legato alla scomparsa di Davide Cervia è stato contrassegnato dalla violazione del diritto alla verità da parte dello Stato. Infatti, il Tribunale civile di Roma ha stabilito che il ministero della Difesa dovrà risarcire la moglie di Davide - Marisa Gentile - e i loro figli Erika e Daniele, proprio per la mancanza di verità nei loro confronti. Il risarcimento sara pari a un euro, poiché la famiglia aveva rinunciato a qualsiasi richiesta di danni maggiori al fine di scongiurare la prescrizione del procedimento penale.

A difendere i familiari dell'ex sottufficiale della Marina Militare, nonché esperto di guerre elettroniche, scomparso da Velletri il 12 settembre 1990, sono stati gli avvocati Alfredp Galasso e Licia D'Amico.

"Il diritto alla verità, finalmente, viene riconosciuto esistente nel nostro ordinamento - si legge in una nota dei due avvocati - ed è definito come il diritto ‘a chiedere e ad ottenere, dai soggetti che le detenevano, ogni notizia ed ogni informazione relativa al proprio congiunto, al fine della individuazione delle ragioni della sua scomparsa'. Tale diritto appartiene alla sfera dei diritti personalissimi cui fa riferimento la Costituzione all'articolo 2 ed è contenuto nell'articolo 21 della Carta costituzionale. E' dunque una situazione soggettiva di rango costituzionale, funzionale all'effettiva attuazione della piena e libera estrinsecazione della personalità dell'individuo".

Secondo i giudici, dunque, il ministero della Difesa "ha leso il diritto alla verità della famiglia Cervia. Nella sentenza, infatti, si legge che "le condotte del Ministero, provenienti in particolare da articolazioni della Marina Militare si appalesano lesive del diritto alla tempestiva, esatta e completa informazione di Davide Cervia, con riguardo al periodo in cui era arruolato nella Marina Militare Italiano, ai fini della ricerca delle ragioni della sua scomparsa".

Insomma, secondo gli avvocati Galasso e D'Amico "dopo 28 anni di silenzi ed omissioni finalmente questa sentenza riconosce che Cervia era un esperto nella condotta e nella manutenzione di sofisticate apparecchiature per la guerra elettronica, con elevatissimo livello di formazione e preparazione specialistica, livello riservato ad un ristretto numero di militari. Dopo 28 anni di insinuazioni ed accuse ridicole alla famiglia, questa sentenza riconosce finalmente che quanto prospettato dall'Avvocatura dello Stato, e cioè un ‘attività di asserito ostacolo alle indagini da parte degli attori, è rimasto privo di ogni riscontro probatorio. E' piuttosto emersa l'incessante attività di ricerca da parte dei familiari di Davide Cervia: non è revocabile in dubbio che la spinta verso la conoscenza di quelle ragioni abbia caratterizzato l'esistenza e la personalità dei familiari di Davide Cervia'. Rimane - concludono gli avvocati nella nota - il rimpianto che se le notizie occultate dalla Marina Militare fossero state tempestivamente comunicate, la vita di Cervia avrebbe potuto essere salvata".